More servicesWindows Live
HomeHotmailSpacesOneCare
 
MSN
Sign in
 
 
Spaces home  spine e petali di rosaPhotosProfileFriendsMore Tools Explore the Spaces community

spine e petali di rosa

Il nostro destino è quello di essere inferiori a noi stessi

FA-O NON FA?

Image Hosted by ImageShack.us
 

Finalmente si torna a parlare della fame nel mondo. Ok, ma quando si mangia?

Dalla passerella della maison FAO hanno sfilato le grandi griffe mondiali.

Il nostro amatissimo (?) papa, nella persona del cardinal Bertone,  ha presentato la collezione Fate la Carità in ossequio a un vangelico principio per il quale bisogna dare da mangiare agli affamati. E contemporaneamente ha ottemperato al principio correlato secondo cui bisogna anche dare da bere agli assetati. Nel senso che ancora una volta c'hanno provato con le parole a darla da bere al mondo intero.

La maison Italia, unica nazione a fare sfilare una modella al di sotto del metro e cinquanta, ha  presentato la collezione Fatti e non Parole. Della serie Armiamoci e Partite perchè io non c'ho un euro bucato.

La maison Iran, con il suo fascinoso Ahmadinejad, ha presentato una versione classica del burka Faidate che dovrebbe in pochissimo tempo fare chiudere definitivamente la maison Israele. Il fichissimo Ahmadinejad ha tenuto a precisare comunque di voler molto bene agli italiani... (meno male! n.d.r.)

Al termine della proficua mattinata ai convenuti è stato offerto un pranzo spartano a base di aragoste, caviale, ostriche e champagne.

La fame altrui può attendere

Vita da blogger

 
Non scambiare il tuo blog per un album di figurine
A nessuno frega una mazza fionda se ne fai la raccolta: gli avatar non sono i calciatori.
Prova invece a scrivere un post ogni tanto,
a leggere i post degli altri,
a commentarli e relazionarti con le persone che desideri avere tra i tuoi amici.
E  soprattutto
 
se sei un perfetto sconosciuto,
se non ti sei mai preso la briga di leggere un mio post,
se non l'hai mai commentato
 
 
NON  INVITARMI COME AMICO PER ARRICCHIRE LA TUA COLLEZIONE DI FIGURINE
 
 
 
 

Magia di un Teatro

Image Hosted by ImageShack.us
 

Il fascino del teatro è l'irripetibilità: irripetibilità delle gestualità nello spazio scenico, delle intonazioni vocali, delle interpunzioni. Un dato che è insieme l'eccezionalità dell'evento teatrale e insieme, purtroppo, la caratteristica che fa del teatro un'esperienza più raccontata che vissuta.
Da quando invece l'uomo ha scoperto come fissare le immagini, con la nascita del cinema e con le applicazioni di quella rivoluzionaria invenzione, si è via via costituito un repertorio che è utilissimo, fondamentale e insostituibile archivio per raccontare la storia del teatro contemporaneo e la sua continua evoluzione.
Però il prodotto finito, la ripresa documentaristica di uno spettacolo ci consente di riviverne lo spirito, di poter ritrovare il lavoro del regista e degli interpreti, dello scenografo, di ammirare i costumi...ma ancora una volta la cristallizzazione è a favore di quella replica, di quella giornata nel corso della quale è stato filmato lo spettacolo che non sarà mai più identico a quel momento particolare. Insomma l'esperienza teatrale ha bisogno di dati che sommandosi in gran misura tendono a completarne il resoconto.
A Siracusa, da maggio a giugno, vengono allestite nell’antica cavea del Teatro Greco, le tragedie di Eschilo, Euripide e Sofocle. Quest’anno si recita la trilogia Orestea, di Eschilo costituita da Agamennone, Coefore, Eumenidi. Nel 1960 l’INDA, l’Istituto che gestisce le rappresentazioni classiche, ne commissionò, su richiesta di Vittorio Gassman che avrebbe interpretato Agamennone, la traduzione a Pier Polo Pasolini. La versione costituì una drastica rottura con i modelli di traduzione adottati nelle precendenti rappresentazioni siracusane.
Mi sono gettato sul testo, a divorarmelo come una belva, in pace: un cane sull’osso, uno stupendo osso carico di carne magra, stretto tra le zampe, a proteggerlo contro un infimo campo visivo. Con la brutalità dell’istinto mi sono disposto intorno alla macchina da scrivere i tre testi… 
Ho fatto quello che l’istinto mi diceva: sceglievo il testo e l’interpretazione che mi piaceva di più. Peggio di così non potevo comportarmi”. (P.P. Pasolini)

Image Hosted by ImageShack.us

Il teatro greco è luogo di magia, affascina attori e spettatori, coinvolti nel viaggio della finzione scenica. Il racconto del mito rivive nei nuovi allestimenti, testimonianza ancora oggi di una storia che conserva intatta le sue suggestioni. Un appuntamento annuale che fin dal 1914 si ripropone puntualmente e che ha visto susseguirsi i migliori attori, registi, traduttori e scenografi che il Teatro italiano abbia prodotto. Anche quest’anno Siracusa ospiterà nel suo suggestivo teatro migliaia di spettatori ai quali propone, attraverso l’eterna vitalità e attualità del dramma greco, in un diretto, immediato corale dialogo, i temi più angosciosi che in ogni epoca hanno turbato lo spirito umano.
In forme e modi diversi, l'esperienza di trovare nei classici un insegnamento valido per il nostro tempo, è comune tanto allo specialista quanto al lettore comune. Come ricorda George Steiner, le parole e le immagini di Omero, Eschilo o Sofocle, non ci appaioni affatto inafferrabili o arcaiche, ma "ci colpiscono come sorprendentemente pertinenti, perchè adombrano, simboleggiano ed esprimono senza veli la nostra condizione presente... La sopravvivenza dell'Ellade è dovuta a questa esperienza sempre rinnovata di immediatezza, alla necessità, provata ripetutamente, di assimilare l'antico al moderno". Ecco perchè per Sartre, come per il Living Teathre, durante la guerra d'Algeria e quella del Vietnam, figure come quelle di Andromaca, di Ecuba o delle troiane, hanno fornito un codice di validità universale.
Anno dopo anno, nel fluire dei secoli, le rappresentazioni classiche di Siracusa presentano, oggi come ieri, le maschere dell'animo. I suoni, la luce, i simboli, raccontano la complessità degli uomini e degli dei, la nostra storia, la storia dell'umanità. Le forme della classicità si collocano dentro un orizzonte temporale e al tempo stesso rivelano in ogni epoca la dimensione di un paradigma ideale. Le espressioni del tragico, che il mondo greco ci ha tramandato, indicano nei limiti della natura umana, la cifra fondamentale della nostra esistenza.

Image Hosted by ImageShack.us

Con la trilogia di Oreste si celebra il passaggio da un modello di società tribale, governato da rapporti di sangue, a quella della legalità dove la giustizia è stabilita dalle regole e dai cittadini. La rappresentazione dell’Orestiade, infatti, apre il dibattito su un tema attualissimo e particolarmente significativo in relazione alle battaglie intraprese per ristabilire con forza la legalità in questa travagliata terra. Il rapporto giustizia-vendetta trattato da Eschilo ci riporta alle cronache giudiziarie dei giorni nostri, ai problemi ancora non risolti come la Mafia e la sua “etica” , alla figura dell’uomo d’onore, determinato a vendicarsi con le regole tribali del sangue e non della giustizia.

Image Hosted by ImageShack.us
 

Meme non Meme

Image Hosted by ImageShack.us

Quanti petali ha la margherita dei Meme?
Chi lo può dire.
Quando si pensa di averla sfogliata tutta ecco di colpo spuntare nuovi petali, e se non sono proprio nuovi è perchè ogni petalo ha la capacità di clonare se stesso all'infinito e in un infinito rimando.
La mia margherita, gentilmente offerta da Mauro, prevede che indichi le sei cose che mi piacciono di più.
Solo sei? Dovrò restringere il campo. 
Su ciò che mi piace di più in assoluto glisso per decenza.
Sul resto provo un elenco in ordine sparso così come mi viene senza alcuna priorità.
1 -  La Cioccolata fondente.
Con le mandorle, con le nocciole, all'arancia, al peperoncino, alla menta... ma sempre rigorosamente fondente. Consiglio ai cultori del genere di gustare la cioccolata di Modica, unica nel suo genere, che i maestri cioccolatai ancora preparano secondo un'antica ricetta dell'800.
 
2 - I libri.
Forse sono una delle poche persone che ha un aumento sensibile della salivazione quando entra in una libreria. E' normale che il fenomeno mi succeda dentro una pasticceria, ma in libreria credo sia davvero singolare.
Per questo mi reputo una divoratrice di libri.
 
3 - Il mare.
Chi mi conosce sa bene come da sempre reputo il mare il mio elemento naturale. Mi incanta in qualunque stagione dell'anno e credo che non potrei vivere in una città dove non c'è.
 
4 - La campagna toscana
L'ho scoperta tardi ma è stato subito amore.
 
5 - Mangiare i crostacei con le mani
Non spaventatevi, di solito faccio buon uso delle posate, ma nel caso dei crostacei se siente schizzinosi è meglio che non li mangiate in mia compagnia.
 
6 - I massaggi total body
Quelli che iniziano dall'alluce e finiscono alla punta dei capelli. Non c'è niente di meglio per riconciliarsi col mondo in una giornata in cui vorreste trasformarvi in un serial killer.
 

In Memoriam

Image Hosted by ImageShack.us

E' mai possibile che, dopo 63 anni, si discuta ancora se sia giusto o no ricordare il 25 aprile del 1945?

E' mai possibile che persone come Gustavo Selva, notoriamente di destra, tentino ancora di dare una colorazione politica e quindi ristretta, a un avvenimento che ha riguardato tutti gli italiani e non solo una parte?

E' come se gli americani mettessero in duscussione il 4 luglio o i francesi il 14 luglio.

Bene ha fatto Veltroni a replicare che "il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani perchè è il giorno in cui è stata restituita a ciascuno la libertà di dire ciò che pensa".

Libertà: è questa la parola da evocare. Perchè è un diritto che nessuno può e deve mai togliere all'uomo senza distinzione di razza e di cultura politica.

Il resto, le lotte partigiane e i repubblichini, il buono e il cattivo, il bianco e il nero, la verità e la menzogna... consegniamolo alla Storia.

Io da figlia del "dopoguerra", nata nella libertà di pensiero e di parola, rendo omaggio al 25 aprile e, fuori da ogni retorica, a chi ha dato la vita perchè questo fosse possibile non per sè e per i suoi compagni di lotta, ma per l'Italia tutta.

Perchè il passato non abbia rigurgiti

La libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale

(Benedetto Croce)

C'era una volta... or non c'è più

Image Hosted by ImageShack.us

A me m’hanno rovinato le fiabe

Quelle che iniziano con c’era una volta e finiscono con e vissero felici e contenti.

Me le raccontava la nonna  a bassa voce  e  allungava tutte le vocali come se stesse cantando.

C’eeera uuuna vooolta  e già questa era una promessa di meraviglie, di mondi incantati, di magie incredibili a colpi di bacchetta, di animali parlanti…

E la fantasia galoppava più in fretta delle parole. Peccato che il più delle volte ero costretta a farla tornare indietro quando quella deficiente di Cappuccetto Rosso scambiava il lupo cattivo per la sua nonnina che orecchie grandi che hai. Ma brutta scema, non lo vedi che sono appuntite e pelose, e non solo quelle. Pensi che tua nonna sia andata in pellegrinaggio da Cesare Ragazzi? E la bocca? Quando li ha avuti mai tutti questi denti la tua dolce nonnina. Ma lei rimane candida e sempre più deficiente fino alla fine quando si fa mangiare dal lupo. Tiè, ben ti sta.

E’ da lì che ho cominciato a sviluppare intolleranza verso gli imbecilli. Ne sono piene le fiabe di personaggi così e ancora oggi non mi rendo conto quali valori ci volessero trasmettere, quale personaggio avessero la pretesa di elevare a modello.

Come quell’oca giuliva di Cenerentola.

Ma vi pare possibile che la matrigna e le sorellastre la trattano peggio di una schiava e lei zitta e mosca a spaccarsi la schiena in quattro per lavare, stirare, cucinare e ramazzare. E quando ha finito  ha pure il fiato per cantare, beata lei. Io avrei fatto un quarantotto al suo posto, altro che serva ubbidiente. Qui il concetto di riscatto e di rivalsa è affidato alla fatina buona come a dire che se non avviene un miracolo non possiamo sperare di migliorare le nostre condizioni di vita.

E la piccola fiammiferaia? Ne vogliamo parlare?

Una che si lascia morire di freddo nel sottoscala di un palazzo senza neanche tentare di bussare da qualche parte, senza provare a telefonare a un’amica per farsi ospitare, una così, dicevo, che  manca di spirito di iniziativa è una sfigata mentale, una sconfitta in partenza, una gatta morta. Siamo proprio alle radici del nichilismo.

Ma la storia che in assoluto ha turbato la mia infanzia è quella di Pollicino. Mica per lui porello,  ma per quei bastardi dei suoi genitori che lo abbandonano nel bosco per tre volte, e dico tre volte, senza alcun rimorso e che accettano di accoglierlo in casa solo dopo che lui  torna con le tasche piene di soldi, per la serie pecunia omnia vincit.

E come potevo io dormire i sonni beati del "fanciullino" con questo pensiero trafitto nel cuore (uhm...questa l'ho già sentita), col terrore di svegliarmi sola, derelitta e abbandonata  in mezzo al bosco, in balia di qualche lupo affamato che non avrebbe avuto neppure la decenza di travestirsi da nonna per inghiottirmi in un sol boccone. Infatti fino a dieci anni ho sofferto di una tenace forma di insonnia che neppure i bibitoni di camomilla riuscivano a debellare.

Poi mi innamorai di Dracula che dissanguò i personaggi delle fiabe con buona pace della mia fantasia.

Oggi  sono innamorata di Scamarcio che accende la  fantasia con buona pace della mia intelligenza.

 

Votate Votate Votate

Image Hosted by ImageShack.us

Non passare la domenica a guardare le macchie di umido sul soffitto 

e a fare palloncini di gomma

  come la tipa della foto.

  Tu hai un DIRITTO/DOVERE  da esercitare

 

VOTA

 

per Sigismondo, per Baudolino, per Artemisio,

per Genoveffa, per Cunegonda, per Eufrasia... 

  ...per chi ti pare

  ma

 

VOTA

 

 

 

Melodia. Se lo tenga!

Image Hosted by ImageShack.us

Miei cari amici vicini e lontani, oggi vi parlerò del melodramma che non è il dramma del melo bensì una roba totalmente diversa e per non creare equivoci riporto la definizione copiata pari pari da Wikipedia.

Melodramma (dal greco μέλος = canto o musica + δράμα = azione scenica) è sinonimo di opera lirica.

Capito? No?

E che t'aggia fa' se non capisci l'idioma greco nè tampoco l'italiano

Ordunque il melodramma è un'opera lirica dove si racconta in musica e canto una storia che il più delle volte finisce male e quando va di lusso muoiono solo i protagonisti.

Queste opere andavano per la maggiore tra la fine del Settecento e i primi del Novecento e la gente accorreva numerosa a teatro per assistere a queste  rappresentazioni così come adesso succede per i concerti delle pop star, uguale uguale. C'erano i fans di Verdi, di Mascagni, di Ponchielli, di Rossini, di Bellini, di Puccini (ma finivano tutti in ini?) e spesso litigavano su chi fra costoro fosse il migliore. La stessa cosa succede oggi al bar sport quando la discussione si accende sul migliore giocatore di tutti i tempi, ma siccome a me del calcio nun me ne po' frega' de meno, mi fermo qua con gli esempi tanto avete capito tutti.

La prima opera di cui vi voglio parlare si intitola "Otello" musicata da Giuseppe Verdi su libretto di Arrigo Boito (il paroliere per intenderci) e tratta dall'omonima tragedia di Shakespeare.

Otello è chiamato il moro di Venezia perchè ha la pelle nera come un negro ed è un generale al servizio della repubblica veneta che ha riportato una gloriosa vittoria contro mamma li turchi salvando così la città dal feroce saladino. Secondo me era un mercenario perchè non capisco che gliene fregava a lui di combattere e rischiare la vita per una città lontana mille miglia da casa sua.

Ad ogni modo il generale aveva sposato Desdemona, donna molto bella e virtuosa che fu poi l'oggetto della vendetta perpetrata da Iago ai danni di Otello che gli aveva soffiato il posto di generale e al quale, in cuor suo, aveva giurato di fargliela pagare. Tutti i guai, difatti, hanno origine proprio dall'invidia di questo losco figuro che, da una parte, mette zizzania tra Otello e il suo miglior amico, il capitano Cassio, poi mette il dito tra moglie e marito facendo succedere un quarantotto.

Iago con l'ignara complicità della moglie Emilia fa arrivare a Cassio il fazzoletto che Desdemona aveva ricevuto in dono dal marito che diventerà così una prova agli occhi di Otello del suo tradimento. Otello, che è geloso come un otello, allontana Cassio malgrado questi giuri e spergiuri sull'anima di chi gli è muort' di essere innocente.

Cassio: Grazia... perdon... parlar non so (che cavolo di autodifesa è?)

Otello: Che? La mia dolce Desdemona anch'essa per voi distolta dai suoi sogni? Cassio non sei più capitano...

Oggi gli avrebbe detto: sei stato nominato, esci dalla casa. E uno pensa: ah però che aplomb questo Otello, e si aspetta che faccia altrettanto con la moglie. Invece contro di lei lascia esplodere tutto il suo furore. In camera da letto Otello l'accusa di averlo tradito con Cassio, poi le dice di recitare la preghierina della sera perchè la ucciderà, poi la chiama prostituta e poi la strangola. La povera Desdemona muore innocente, vittima e martire dell'ottusità del marito che se se ne stava al suo paese sua era meglio.

A questo punto entra Emilia (poteva arrivare prima però eh) che inorridita da quello che ha fatto l'animale gli svela la verità accusando Iago di aver ordito siffatta congiura. Otello non resiste alla disperazione per quanto ha fatto e si pianta il pugnale nel cuore. Ma prima si rivolge alla moglie esanime:

E tu... come sei pallida! e stanca, e muta, e bella,

pia creatura nata sotto maligna stella (se se... la stella!)

Fredda come la casta tua vita... e in cielo assorta.

Desdemona! Desdemona! Ah... morta... morta... morta!

...Pria d'ucciderti... sposa... ti baciai.

Or morendo... nell'ombra... in cui mi giacio...

Un bacio... un bacio ancora... un altro bacio...

E muore

Ma anche Iago non ha sorte migliore. Scoperto il suo nefando disegno, viene torturato a morte mentre Cassio prende il posto di Otello.

E vissero felici e contenti.

AUGURI

Image Hosted by ImageShack.us

 

Uova preziose per amici preziosi

Auguro a tutti con grande affetto una felice Pasqua

FOCA PRIDE 2008

Foca L Pride 2008

 
 
Cari amici,  con notevole ritardo ma arrivo.
Ormai sapete tutti cos'è la Foca Pride e pertanto sorvolo sull'origine di questa simpatica iniziativa promossa dagli instancabili Mauro, Michele e Nando i "MaMiNa" dei blog di Windows Spaces Live.
Mi punge vaghezza che per l'accorata pubblicizzazione di questa piattaforma il famigerato trio usufruisca di un trattamento speciale da parte del gestore. Ovviamente non ho prove a suffragio della mia "pungitudine" che difatto permane vaga.
Ringrazio commossa chi ha avuto il buon cuore di assegnarmi la foca in puro Silverplate 100x100 che è ovviamente solo una copia virtuale mentre l'originale reale viene, a mo' di reliquia, gelosamente custodita  in soffitta dai coniugi Maumozi da Napoli dentro una scatola di puro cartone che un tempo contenne i sandali del capostipite della famiglia: Fra' Maumozio (vedi avatar di Mauro).
- Ringrazio Mauro che mi ha assegnato la FOCA SINE NOBILITATE  per il miglior blog fustigatore dei costumi (da bagno quali bikini, monokini e tanga  n.d.r.)
- Ringrazio Rossana che mi ha insignita del premio FOCA CAO&CANNELLA per l'amore che mi lega a filo doppio alla cioccolata e leccornie varie
- Ringrazio Donatella che mi ha assegnato il premio FOCAult   per il mio pendolare su e giù tra Siracusa e Genova.
Altre segnalazioni e premi: non pervenuti.
 
Apprendo tardivamente  di aver ricevuto da Maria il premio Scent of Foca  per la classe indiscussa (il mio ego lievita come nu babà).

 

 
Ora però tocca a me assegnare l'ambita onoreficenza e segnalo pertanto:
Rossana: Premio af FOCAto al Nikita Long perchè, con aplomb tutto british, sta sempre a fa du palle alle sue compagne di merende se non glielo preparano come desidera.
Mauro: premio FO sCAtti perfetti per aver mostrato in centomila foto il lato B della sua faccia da tutte le angolazioni possibili
Nando: premio FO CAzzeggio per l'abilità a trattare temi socialfilopoliticulturalfisici con la profonda ironica sagace leggiadria che lo contraddistingue
Donatè: premio FO CAssatelle di Pasqua per le poliedriche capacità culinarie dimostrate dal teatro live della sua cucina alla sottoscritta durante il mio ultimo "pendolamento".
 
Seguiranno altri ricchi premi e cotillons per altri blog meritevoli ma adesso sono stanca e mi vado a cucca'
 
 

Il Paradiso può attendere... l'Inferno no

 

 

Image Hosted by ImageShack.us


 

Quella che segue è la domanda effettivamente posta a un esame di chimica
all’università di Maynooth (Irlanda): la risposta di uno degli studenti è stata talmente convincente che il professore non ha potuto trattenersi dal presentarla ai propri colleghi e divulgarla in rete.
 
Domanda bonus:
“L’inferno è esotermico (assorbe calore) o endotermico (perde calore)?”
 
La maggior parte degli studenti ha risposto, rifacendosi alla legge di Boyle, che il gas in espansione si raffredda e la temperatura sale con l’aumentare della pressione, o cose del genere.
 
Uno studente ha invece svolto la seguente tesi:
 
“Innanzitutto dobbiamo  scoprire come si modifica la massa dell’inferno nel tempo. Per fare ciò abbiamo bisogno di conoscere il numero di anime che vagano nell’inferno e il numero di quelle che invece lo lasciano. Io sono dell’opinione che si possa stabilire con un certo grado di certezza che le anime che finiscono all’inferno non lo lasciano più. Di conseguenza nessuna anima lascia l’inferno.
In riferimento alla questione di quante anime abitino l’inferno, possono venirci in aiuto le visioni delle molte religioni esistenti. Secondo la maggior parte di esse dobbiamo credere che si finirà all’inferno se non si ha fede in esse. Poiché le religioni sono in concorrenza tra di loro, e poiché non è possibile appartenere a più di una di esse dobbiamo concludere che in ultima analisi tutte le anime finiranno all’inferno.
Se consideriamo il ritmo delle nascite e delle morti dobbiamo aspettarci che il numero delle anime all’inferno sia in crescita esponenziale. A questo punto prendiamo in considerazione il cambiamento delle dimensioni dell’inferno. Poiché secondo la legge di Boyle il volume dell’inferno deve espandersi in modo proporzionale alla crescita del numero delle anime, cosicché temperatura e pressione dell’inferno rimangano costanti, abbiamo due possibilità.
 
1. Se l’inferno si espande più lentamente del numero di anime che vi arrivano, la temperatura e la pressione all’inferno cresceranno fino al punto in cui l’inferno stesso collasserà.
2. Se invece l’inferno si espande più velocemente del numero di anime in arrivo, pressione e temperatura diminuiranno fino al punto in cui l’inferno si congelerà.
Ora, quale delle due? Se consideriamo il pronostico di Sandra durante il mio primo anno accademico, la quale disse “l’inferno si congelerà prima che io venga a letto con te”, e il fatto che ieri me la sono portata a letto, non può trattarsi che della seconda ipotesi. Perciò sono convinto che l’inferno sia endotermico e anzi che si sia già congelato. A partire da questa tesi, secondo la quale l’inferno si è già congelato, consegue che nessuna anima può più entrarvi e quindi l’inferno è scomparso.
Pertanto è rimasto solo il paradiso, il che prova l’esistenza di una entità divina il che, tra l’altro, spiega il perché Sandra ieri sera abbia continuato a gridare “Oddio! Oddio!”.
 
 
Lo studente è stato l’unico
ad ottenere il massimo dei voti

Fantozzi è vivo e lotta insieme a noi

Image Hosted by ImageShack.us

Chi è il brico-man?
L’uomo nuovo che brandisce martello e chiodi e si realizza da solo la parete attrezzata.
Di giorno è medico, bancario o professore, la sera è bricoleur. Cioè falegname autodidatta, imbianchino improvvisato, artista misconosciuto. Le mogli osservano guardinghe, soprattutto irose, se la passione esplode la domenica, boicottando la passeggiata. Ma da dove arriva tanta passione per il fai da te, lietamente assecondata da un fiorire di negozi specializzati in bricolage?
Sarà il bisogno di esercitare la manualità e riscoprire l’apparato sensoriale, largamente inibito dall’uso del computer. Sarà la nuova filosofia del consumo equo e controllato. Fatto sta che la falegnameria consapevole, l’artigianato critico e il fai-da-te indipendente si stanno sempre più diffondendo in Europa ma soprattutto negli Usa.
In Italia siamo ancora al palo.
Davanti a tanti cloni maschili stile amaro Montenegro, che sanno salvare i cavalli e montare i soppalchi, i nostri maschi imbranati tremano. L’avanzata planetaria del Brico-man, il superman del Fai-da-te li atterrisce.
Eppure sanno fare tante cose: leggono molti libri; ascoltano musica; se la cavano bene con la scrittura; lavorano con impegno e abilità (non tutti però); da quando hanno la digitale hanno pure imparato a scattare belle foto; ma… in tutto il resto, o quasi, sono un disastro.
Ogni pianta che la moglie mette in casa diventa un baobab, ogni pianta che mette lui in ufficio muore dopo pochissimi giorni. E’ l’Attila delle azalee, dei ficus e degli oleandri.
Confonde il sale con lo zucchero. Si brucia le mani quando scola l’acqua della pasta, se capita di attaccare un quadro si prende a martellate da solo. Se deve bucare una parete col trapano si ritrova nel salotto dei vicini. Se cerca di aggiustare una presa elettrica fa saltare la corrente in tutto il quartiere. Se prende in mano un tubetto di attaccatutto resta per tre giorni con il pollice attaccato all’indice. Se decide di registrare un film si ritrova sul nastro un documentario sulla vita delle renne nella Lapponia orientale.
Però, malgrado tutto, sono uomini fortunati. Le loro mogli hanno acquisito la consapevolezza di avere sposato un emulo di Fantozzi e vigilano costantemente sulla loro incolumità e su quella della famiglia tutta.
Basta che c’è l’amore…!
 

Memorie di una ragazza perbene

Image Hosted by ImageShack.us

Non si lascino ingannare dal titolo i miei colti lettori. Io e Simone de Beauvoir non abbiamo nulla da spartire, soprattutto lei con me.
Però anch’io nel mio piccolo mi sono  interrogata sui grandi temi della vita, sul come risolverli e vivere felice. Tuttavia dopo essermi interrogata fino allo sfinimento mi sono sempre rimandata a settembre e in qualche caso pure bocciata.
L’aggettivo “grande” è ovviamente da considerarsi relativo:
a) alle capacità intellettualculturali della scrivente
b) alla curiosità della stessa
c) alle aspirazioni a media e lunga scadenza (come il latte pastorizzato)
d) ai bisogni personali
 Volevo arrivare fino al punto G ma non so davvero cosa scrivere per i punti e ed effe, quindi soprassiedo, anzi sottosiedo… sottaccio… sottaceto… sottana… bottana a me che non trovo mai le parole giuste. Ah se avessi fatto almeno le elementari!
Ma non divaghiamo amenamente che poi qualcuno mi accusa di essere poco seria e io ho premesso nel titolo che sono una ragazza perbene.
I grandi temi della vita, dicevo.
Riguardo ai punti a e b sorvolo che è meglio, indi passo ai punti c e d che fanno parte del quotidiano vivere tera tera.
La risoluzione e la soddisfazione di tali punti, secondo certe teorie filosofiche, porta alla felicità. Uhm… forse.

Image Hosted by ImageShack.us


Io per esempio volevo fare la ballerina con tanto di tutù vaporoso e scarpette di raso ma soffrivo di vertigini e appena mi issavo sulle punte mi veniva la nausea, mi girava la testa e perdevo l’equilibrio. Allo stesso tempo dovevo soddisfare il bisogno primario di mangiare che in me era robusto al punto che lo stomaco vuoto mi dava gli stessi sintomi delle vertigini. E così’ decisi di vendere accendini ai semafori ma non riuscii mai a trovarne uno col vizio del fumo. In compenso trovai molti uomini che mi volevano dare dei soldi, ma ero abbastanza intelligente da capire che non è applicando il Kamasutra che ci si fa una posizione.
A questo punto capii che avevo bisogno di un lavoro più sedentario e pensai di fare la scrittrice… bè lasciamo perdere, pure nei miei silenzi c’erano errori linguistici.
Ora faccio l’applicata di concetto al catasto. Questo lavoro mi piace e mi affascina al punto che me ne sto seduta le ore a contemplarlo. Purtroppo arrivo sempre tardi in ufficio ma cerco di rimediare andando via presto.
In definitiva ho capito che basta poco, tanto così, per sentirsi realizzati e felici senza dovere scomodare la filosofia.

perchè io valgo...

Image Hosted by ImageShack.us

Che differenza c’è fra la cellulite e il cellulare? Nessuna. Su entrambi si allunga la mano prensile e untuosa del mercato.
Su entrambi ogni giorno che passa – ci dicono – reca un danno, perché il tempo scorre implacabile e non dobbiamo restare indietro.
Non c’è rivista che ogni tre pagine non ci ricordi in modo ossessivo, con pubblicità e servizi, che la nostra pelle invecchia e dobbiamo porre rimedio e che anche mentre leggiamo lei si raggrinzisce, perde tono, precipita.
Il corpo – da levigare rassodare esercitare idratare massaggiare  – è il territorio in cui adesso si concentra al massimo l’attenzione del mercato e dunque la tecnica di persuasione al consumo. La lotta al tempo trova nel corpo il suo terreno privilegiato perchè è specialmente sul corpo che agisce il tempo. E non solo perché ci fa invecchiare ma perché ci fa crescere, maturare, ricordare, soffrire, ammalare, rinascere. Il mercato ha trasformato la normale e naturale malinconia di invecchiare in orrore e sgomento. L’età non è più fisiologia, è patologica.

Image Hosted by ImageShack.us


 
Fermare i danni del tempo e la sua pericolosa testimonianza addosso, è un imperativo costante. Gli interventi di chirurgia plastica sono illustrati dai media con tono leggero e facilone come fossero atti banali di routine, tipo un nuovo taglio di capelli. E le donne, secondo tradizione, sono il bersaglio più facile di questo terrorismo psicologico, tanto più sottile e strisciante in quanto proposto come modello vincente.
Mai come oggi nella storia le donne hanno avuto tanta paura – indotta, potenziata e strumentalizzata ad arte – di invecchiare. Una paura che produce effetti da non sottovalutare. Tempo fa proprio in Sicilia alcune donne mature, professioniste ed emancipate, hanno posato nude per un calendario per dire a mariti e compagni “non siamo da buttare via e siamo più affascinanti e sensuali delle ventenni”.
E’ a questo, alla rinuncia della propria identità, che è fatta di memoria e di tempo, dunque alla perdita della propria dignità di persone totali, che può condurre il panico di invecchiare. Ed è un segno tristissimo di regressione femminile.

Image Hosted by ImageShack.us


Sorridi please

Image Hosted by ImageShack.us

C’è il Botox Smile, cioè il sorriso al botulino, fisso e contratto, con le labbra strette da cartoon giapponese. E c’è il sorriso Pan Am, ovvero quello esagerato e falso delle hostess (però quelle di una volta, adesso sono sempre incazzate).
C’è anche il sorriso commerciale, quello fatto per invogliare, accogliere o convincere, tutto mirato e strumentale.
I sorrisi sono tanti, milioni di milioni ma non basta scoprire i denti. Tanto che spesso è difficile distinguere un sorriso vero da uno falso.
Al sorriso, quest’invincibile arma di distrazione di massa, sono dedicati da qualche tempo svariatissimi studi. E’ come se all’improvviso avessimo scoperto il potere raro e prezioso del sorriso, ma quello vero, quello cioè che muove insieme le labbra e l’anima, e non a caso coinvolge almeno sessanta muscoli facciali. Chi sorride sinceramente, infatti sorride con tutta la faccia e non solo con le labbra. Sorride col naso che si arriccia, gli occhi che luccicano, la pelle che si piega nelle guance e intorno agli occhi. Il sorriso falso invece si manifesta solo nelle labbra e se vogliamo riconoscerlo basta guardare gli occhi: se sono fermi o impassibili non è un vero sorriso.
Ma qual è il sorriso preferibile? Ogni tempo e Paese ha il suo, e basti pensare che fino a due secoli fa era considerato sconveniente mostrare i volgarissimi denti, e comunque alle donne il sorriso è sempre stato sconsigliato in quanto presunto agente di rughe. Dato oggi finalmente smentito. Pare che sorridere non solo faccia bene alla circolazione sanguigna e all’equilibrio ormonale, ma funzioni anche da efficace massaggio per il viso.
Sono gli americani, a quanto pare, i sorridenti più liberi, forse perché meno gravati da secoli di pregiudizi sociali ed estetici. La loro risata è più fragorosa e aperta e quando ridono sollevano il labbro mostrando anche i denti superiori, mentre gli inglesi lo fanno a labbra strette, in modo più trattenuto e composto.
Si dice che il popolo più smile è quello tailandese, il sorriso più languido è delle donne dell’Est e le siciliane sorridono più pudicamente rispetto alle nordiche.
Sul sorriso più enigmatico della storia, cioè quello della Gioconda di Leonardo, infine una cosa è certa: sorride più con lo sguardo malizioso che con le labbra, semmai piegate da un’ombra di malinconia.
E forse è qui, nel contrasto, il suo mistero.

Thinking blog awards

 Raccolgo  l'invito di Signora dei Sogni a pubblicare il mio elenco dei blog che leggo di frequente e che mi fanno pensare.
Intanto devo dire che sono lieta che il mio la faccia pensare e mi auguro altresì che la aiuti a sviluppare pensieri gioiosi e positivi. Diversamente avrei fallito l'intento per cui tengo aperta questa baracca di cui l'unico burattino sono io.
Questo periodo è tutto un brulicare di meme e contest divertenti, nella loro accezione, che hanno lo scopo di veicolare i blog e allargare il "raggio" di conoscenze.
Il contest è una sorta di gara a tema cui tutti possono liberamente partecipare, mentre al meme si partecipa solo se si è nominati. Ecco, nella fattispecie, questo è un meme e dal momento che sono stata nominata, dovrò a mia volta nominare . Image Hosted by ImageShack.us
E la cosa sarebbe molto facile se non fosse che questo meme, come una catena di Sant' Antonio, ha fatto il giro di tutti i blog e nessuno è rimasto immune da chiamata.  Ecco di seguito i cinque blog che frequento abitualmente:  
    
     Phabiuzzu
     Donatella 
     Rosalba
       Mauro  

Poesie Dorsali

Il contest sulle poesie dorsali, partorito dalle menti fervide di Mauro e Nando è arrivato alla sua conclusione. La partecipazione è stata numerosa e di pregio, ma perchè l'iniziativa abbia il pieno successo che merita occorre che altrettanto numerosi siano i voti.
Non vi dirò : vota Antonio, vota Antonio, ma VOTA e basta
 
Le opere partecipanti sono visibili sia nel blog di Mauro che in quello di Nando.
Mettiamo da parte la lagnusìa e... basta un click!