marilù's profilespine e petali di rosaPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
|
Jngle BellsDavvero l’abbiamo perduto il Natale? E dove l’abbiamo perso? Ma no, dai, non è vero che l’abbiamo perduto. Dipende da dove lo cerchi. Non certo nel silenzio, nel buio, sotto un albero o in qualche altro posto strano e selvatico. Natale rifulge nei centri commerciali, coi manichini che fanno i presepi viventi e le commesse vestite da babbo natale. Lo trovi dove non te l’aspetti, con gli angeli che ammiccano fra mutande e reggiseni in paillettes. Ma se fai lo schizzinoso o il bigotto, no, il Natale non lo vedi. E invece guardati intorno, accendi la tv. Come fai a non sentirlo? Tutto è colorato di rosso, sembra che una mano invisibile abbia riverniciato di notte tutte le cose in città, e persino i fruttivendoli del centro, non potendo dipingere la verdura, la infiocchettano coi nastri rossi. E poi , scusa, non hai visto quanti bei film di Natale sono usciti sugli schermi, a base di romantiche corna natalizie e mistici reggicalze? Non li sfogli i giornali e le riviste? E l’invito espresso in tutte le pubblicità a esprimere amore, sentimento, gratitudine con piccoli e semplici gesti attraverso un Rolex d’oro, un diamante per sempre o una macchina nuova? Non mi venire a dire che c’è la crisi e che questo Natale bisogna risparmiare. Sei un catastrofico pessimista… e pure un po’ funesto. Il nostro beneamato premier ha detto che dobbiamo continuare a spendere come se nulla fosse, perché diversamente si paralizza l’economia, le aziende chiudono e licenziano tutti. E se non c’hai i soldi te li fai prestare dalle tante associazioni benefiche chiamate banche o istituti finanziari che sono nate apposta per soddisfare ogni tuo desiderio. C'est plus facile! La verità è che sei diventato sordo al richiamo del Natale. Al piacere di stare insieme davanti alla cassa del supermercato o al piacere di sentirti unito nel comune afflato delle code in macchina. E anziché abbassare il finestrino e chiacchierare amabilmente col tuo vicino chiedendogli se ha un sogno di Natale, se ricorda il suo presepe da bambino, cosa fai? Inveisci contro gli ingorghi perché ritardano i tuoi acquisti. Smettila di lamentarti, Natale non è mai stato così vitale e coinvolgente. Semmai, ammettiamolo, c’è un buco d’informazione: prima di diventare la Festa della Tredicesima, cosa si celebrava anticamente il 25 dicembre? Uno Nessuno Centomila
Cos’è rimasto di virtuale nel virtuale? E cos’è questo pericolo del virtuale che insidia la nostra incolumità psichica, le nostre residue capacità relazionali, minacciando di impoverire il nostro tempo e la fisicità? Ad esempio le relazioni. Internet, o meglio blog e chat – dicono i detrattori – ci inselvatichiscono, ci rendono inabili alle relazioni umane, sostituendo a quelle vere quelle online artificiali. Falso falsissimo. Metà delle coppie composte negli ultimi anni si sono incontrate e riconosciute su Internet che grazie alle lunghe confidenze scritte assicura una conoscenza che la vita normale, solo parlata e agita, non consente. E che dire dei blog che regalano un’informazione continua, democratica e svariatissima su tutto, aggregando persone e gruppi intorno ai temi più sconfinati, dall’epatite B ai pini del Koala, passando ovviamente per la politica e la riforma Gelmini. C’è qualcosa oggi, finita l’era delle piazze e delle fedi, che fa più comunità dei blog, che unisce la gente in modo più spontaneo, generoso e spesso utile dei blog? Sapete quant’è importante incontrarsi su un blog, condividere ansie e informazioni, testimonianze e dati? Il blog è spesso terapia di gruppo. A parte il fatto che alcuni blogger scrivono così bene, con uno stile fresco e accattivante che è un vero piacere leggerli. Ma da qualche tempo un nuovo demone si è affacciato nel web assorbendo con prepotenza interessi e curiosità. Mi riferisco al famigerato Facebook, reo – secondo alcuni – di aver distolto le presenze dai blog che stanno subendo un calo di ingressi e di commenti. Verissimo. Ma si sa: ogni nuovo giocattolo coinvolge in maniera totalizzante. Resta da vedere se questo cavallo reggerà all’impegno della lunga corsa. Personalmente considero Facebook alla stregua della facciata di un palazzo moderno minimalista ed essenziale dalle cui finestre si affacciano giovani bellissimi (in massima parte) e celebrità. Osservo anch’io con curiosità e con l’esperienza quinquennale nel mondo dei blog. Ma anche col cauto entusiasmo di chi sa bene che quella facciata potrebbe rivelarsi la scena di cartapesta di un film in lavorazione con attori sconosciuti a interpretare il ruolo dei Vip. La finestra sul cortile"Dovunque il guardo giro immenso Dio ti vedo"
Beato Metastasio che viveva in paradiso.
Io invece vivo in un condominio radical-chic che in questo caso non è la definizione di una tendenza politica sinistrorsa molto snob dei suoi inquilini, ma un’allocazione geografica vera e propria.
Di radicale, esso condominio, ha che chiude dalla facciata nord, prospiciente il cortile, un quartiere nazional-popolare, invece la facciata sud (lato chic) prospicia (?) su un’elegante strada piena di negozi griffati dove il traffico a go go e il conseguente scarico delle marmitte sono un’apoteosi di inquinamento acustico e atmosferico.
I piccioni sono stati i primi a individuare le due anime opposte del palazzo e per una sorta di ossequiosa reverenza si guardano bene dal “guanare” sulla mia veranda chic del lato chic. Ma i bisogni corporali, si sa, sono bisogni e in qualche modo devono essere soddisfatti. Così quello che viene stoicamente trattenuto a sud si libera senza ritegno a nord con risultati inimmaginabili.
Piccioni a parte, comunque, io preferisco il lato nord che mi offre una visione di hitchkochiana mermoria del palazzo di fronte.
Con l’arrivo della bella stagione i miei dirimpettai hanno aperto i vetri delle finestre e oggi gli odori dei pranzi domenicali l’hanno fatta da padrone. E dagli con il ragù, le melanzane alla parmigiana e le cotolette. Qualcuno ha pure messo in funzione il barbecue in balcone arrostendo peperoni e spiedini di carne.
E i gatti giù in cortile a miagolare l’elemosina di un eventuale avanzo.
Il ragazzo dell’ultimo piano a sinistra stava tutto rannicchiato sulla ringhiera a parlare fitto fitto al cellulare e quando è arrivata all’improvviso la sua compagna gli è cascato di sotto con un crack che mi ha fatto sobbalzare. Sono rientrati di corsa urlando e chiudendo di botto i vetri.
Al secondo piano c’è un’aspirante velina che sta le ore davanti allo specchio e si studia le pose. Ogni tanto accenna a qualche passo di macarena, mentre i senoni oscillano tra il cielo e la terra e il bacino spinge in avanti una botticelliana pancia, elevata alla sesta potenza. Benedetta figliola, non sa che tra l’anoressia e la bulimia ci sono chili di grasso e massa muscolare che se distribuiti in maniera equa e con parsimonia possono arrotondare gentilmente l’apparato scheletrico.
Al primo piano le finestre del dentista sono chiuse. Accanto c’è la parrucchiera che riceve le clienti in casa ma oggi che è domenica ha fatto il bucato e, bigodini variopinti in testa, stende decine di asciugamani.
Brava gente i miei dirimpettai del lato nord. Dal lato sud le finestre del palazzo di fronte hanno vetri schermati e tende spesse tirate. Un palazzo inanimato. Solo la sera con le luci accese ogni tanto balugina qualche ombra fantasma che levita dietro la tenda e poi svanisce lasciandomi un gelido brivido lungo la schiena. La cosmesi... in fondo in fondoLa notiziola che riporto di seguito sembra cadere a fagiolo per la nuova iniziativa lanciata da Mauro a tutti coloro che durante il mese d'agosto siamo rimasti, con indomito coraggio e sprezzo del pericolo, a presidiare i blog da eventuali attacchi alieni.
Mauro, detto anche Maumozio, ha lanciato la raccolta del pattume della blogsfera... (Non mi stupirei se inventasse un premio per coloro che posteranno la notizia più "pattumosa" dell'estate).
Ad ogni buon conto devo riconoscere che un napoletano doc come lui di pattume se ne intende.
E mo' udite udite, anzi leggete leggete, in che succosa notizia mi sono imbattuta :-))
Secondo Breitbar.com che ha ripreso una notizia diffusa dalla Australian Associated Press, i medici australiani sono preoccupati per l'attivita' di quelle cliniche che offrono operazioni chirurgiche per "cosmesi vaginale". Sembra infatti che la moda crescente di avere "designer vaginas" possa risultare molto pericolosa per un gran numero di donne.
Il Royal Australian and New Zealand College of Obstetricians and Gynaecologists sostiene che le procedure offerte sono "vaginal rejuvenation, revirgination, designer vaginoplasty and G-spot amplification". "In che cosa consistano queste procedure non e' chiaro considerato che non viene usata alcuna definizione clinica" si puo' leggere in una relazione che e' stata presentata questa settimana. Il Collegio degli Ostetrici e Ginecologi definisce questi interventi come pericolosi, costosi e senza alcuna garanzia, e afferma che fortemente sconsiglia di sottoporsi a queste pratiche che non siano supportate da serie giustificazioni mediche ed esami di laboratorio. Il rischio e' quello di infezioni permanenti, lacerazioni, perdita della sensibilita' sessuale e deve essere discusso con le pazienti prima di sottoporsi all'intervento. Il costo di queste operazioni e' di circa 10mila dollari. Il Collegio degli Ostetrici e Ginecologi sostiene poi nel suo rapporto che le donne dovrebbero comprendere che esiste un ampio numero di variazioni nell'aspetto dei normali genitali femminili. Considerato l'argomento non ho ritenuto corredare il post di foto esplicative.
Fantozzi è vivo e lotta insieme a noi
Chi è il brico-man?
L’uomo nuovo che brandisce martello e chiodi e si realizza da solo la parete attrezzata.
Di giorno è medico, bancario o professore, la sera è bricoleur. Cioè falegname autodidatta, imbianchino improvvisato, artista misconosciuto. Le mogli osservano guardinghe, soprattutto irose, se la passione esplode la domenica, boicottando la passeggiata. Ma da dove arriva tanta passione per il fai da te, lietamente assecondata da un fiorire di negozi specializzati in bricolage?
Sarà il bisogno di esercitare la manualità e riscoprire l’apparato sensoriale, largamente inibito dall’uso del computer. Sarà la nuova filosofia del consumo equo e controllato. Fatto sta che la falegnameria consapevole, l’artigianato critico e il fai-da-te indipendente si stanno sempre più diffondendo in Europa ma soprattutto negli Usa.
In Italia siamo ancora al palo.
Davanti a tanti cloni maschili stile amaro Montenegro, che sanno salvare i cavalli e montare i soppalchi, i nostri maschi imbranati tremano. L’avanzata planetaria del Brico-man, il superman del Fai-da-te li atterrisce.
Eppure sanno fare tante cose: leggono molti libri; ascoltano musica; se la cavano bene con la scrittura; lavorano con impegno e abilità (non tutti però); da quando hanno la digitale hanno pure imparato a scattare belle foto; ma… in tutto il resto, o quasi, sono un disastro.
Ogni pianta che la moglie mette in casa diventa un baobab, ogni pianta che mette lui in ufficio muore dopo pochissimi giorni. E’ l’Attila delle azalee, dei ficus e degli oleandri.
Confonde il sale con lo zucchero. Si brucia le mani quando scola l’acqua della pasta, se capita di attaccare un quadro si prende a martellate da solo. Se deve bucare una parete col trapano si ritrova nel salotto dei vicini. Se cerca di aggiustare una presa elettrica fa saltare la corrente in tutto il quartiere. Se prende in mano un tubetto di attaccatutto resta per tre giorni con il pollice attaccato all’indice. Se decide di registrare un film si ritrova sul nastro un documentario sulla vita delle renne nella Lapponia orientale.
Però, malgrado tutto, sono uomini fortunati. Le loro mogli hanno acquisito la consapevolezza di avere sposato un emulo di Fantozzi e vigilano costantemente sulla loro incolumità e su quella della famiglia tutta.
Basta che c’è l’amore…!
perchè io valgo...Che differenza c’è fra la cellulite e il cellulare? Nessuna. Su entrambi si allunga la mano prensile e untuosa del mercato.
Su entrambi ogni giorno che passa – ci dicono – reca un danno, perché il tempo scorre implacabile e non dobbiamo restare indietro.
Non c’è rivista che ogni tre pagine non ci ricordi in modo ossessivo, con pubblicità e servizi, che la nostra pelle invecchia e dobbiamo porre rimedio e che anche mentre leggiamo lei si raggrinzisce, perde tono, precipita.
Il corpo – da levigare rassodare esercitare idratare massaggiare – è il territorio in cui adesso si concentra al massimo l’attenzione del mercato e dunque la tecnica di persuasione al consumo. La lotta al tempo trova nel corpo il suo terreno privilegiato perchè è specialmente sul corpo che agisce il tempo. E non solo perché ci fa invecchiare ma perché ci fa crescere, maturare, ricordare, soffrire, ammalare, rinascere. Il mercato ha trasformato la normale e naturale malinconia di invecchiare in orrore e sgomento. L’età non è più fisiologia, è patologica.
Fermare i danni del tempo e la sua pericolosa testimonianza addosso, è un imperativo costante. Gli interventi di chirurgia plastica sono illustrati dai media con tono leggero e facilone come fossero atti banali di routine, tipo un nuovo taglio di capelli. E le donne, secondo tradizione, sono il bersaglio più facile di questo terrorismo psicologico, tanto più sottile e strisciante in quanto proposto come modello vincente.
Mai come oggi nella storia le donne hanno avuto tanta paura – indotta, potenziata e strumentalizzata ad arte – di invecchiare. Una paura che produce effetti da non sottovalutare. Tempo fa proprio in Sicilia alcune donne mature, professioniste ed emancipate, hanno posato nude per un calendario per dire a mariti e compagni “non siamo da buttare via e siamo più affascinanti e sensuali delle ventenni”.
E’ a questo, alla rinuncia della propria identità, che è fatta di memoria e di tempo, dunque alla perdita della propria dignità di persone totali, che può condurre il panico di invecchiare. Ed è un segno tristissimo di regressione femminile.
Per un'ora d'amore...Si parla sempre di prostitute ma mai di prostituti. Eppure sono tanti, ovunque, per scelta o per condanna. E per avventura. Vanno spesso con donne ricche o borghesi, donne sole o anziane, o donne legate a uomini così potenti da non potersi permettere un amante normale ma solo incontri, senza storie, segretissimi. E ci sono anche i prostituti che vanno con gli uomini, perché a volte si preferisce pagare anziché rischiare in proprio e non sapere a cosa si va incontro, e spesso è più sicuro delle esperienze raccattate in giro.. Storie che spesso nascono su Internet. Succede a tanti, non è depravazione anzi ti garantisce su molte cose. Chiedi un servizio professionale, ci sono i siti apposta. Un gigolò che viene a casa tua, hai visto la sua foto, paghi a ore, massima privacy e sicurezza garantita. Prenoti. Il gigolò arriva, è simpatico e gentile. Ti trovi così bene che staresti ore a parlare, peccato che il tempo è già scaduto. Allora prenoti un altro incontro. Vuoi più tempo, così gli mostri le tue foto da giovane, i tuoi trofei di tennis. E la volta dopo sarebbe bello, perché no, cenare insieme. Lui è disponibile, gentile e corretto. E’ bello vedere la tv insieme. Sembra lo faccia per piacere, non per mestiere. Ma se vuoi invitarlo a cena ha un altro prezzo. Ok, la cena. E porta tutto lui. Anche questo è incluso nel prezzo. Servizio completo, pure la candela. E anche i fiori con 20 euro in più. E la musica giusta. E così le serate piacevoli diventano belle e serene, emozionanti, magiche… E poi irrinunciabili, sempre più attese, insufficienti, disperanti… Pericolose. E’ così che sconfini e fai quello che non dovresti mai fare: ti innamori, ad esempio. Ma puoi pagare tutto: la cena, i baci, i fiori, persino i biglietti d’amore. Ma non l’amore. Storie nate sui tasti, per gioco, che si rivelano salti nel buio, comprati a misura che diventano abissi, voragini.
Una storia come questa che diventa ossessione, malattia. Una ferita che non si chiude, anzi si infetta. Da curare.
Storie tristi dal finale tragico. E i gigolò specializzati avvertono: è il mestiere.
A pagamento simulano l’amore e la tenerezza, sono romantici.
Sono i clienti che devono stare attenti a non confondere l’amore con il lavoro.
Natale in casa Cupiello"Natale triste e sfiduciato"
"Il Natale più nero degli ultimi anni"
"Non sembra nemmeno Natale"
Titoli oscuri dei giornali.
Che succede? Ci siamo resi conto improvvisamente che:
- c'è poco da stare allegri perchè il pianeta è allo stremo?
- i bambini muoiono di fame in Africa mentre i nostri sono sovrappeso?
- è ipocrita festeggiare il Natale mentre scacciamo il lavavetri insistente?
E' questa la nostra malinconia?
Vedere ogni giorno tanta violenza nelle strade mentre nelle case mariti uccidono mogli e figli?
E amici che uccidono le amiche, e popoli che si danno la caccia?
E' questo che stringe il cuore e fa dire agli intervistati che non c'è più il Natale di una volta?
No, che avete capito. E' un brutto Natale, dicono, perchè non si spende. Si disperano i commercianti perchè la gente compra meno e con prudenza. Si rattristano i cittadini perchè non possono "onorare la festa" come si deve. Cioè comprando regali e cibarie.
Che il Natale possa essere bello per altre ragioni non sembra nemmeno possibile.
La felicità, l'appagamento, dipendono solo dalla nostra capacità di spesa. Più spendi, più vali.
Ora, uno si chiede: è possibile che siamo tutti arrivati a questo punto di ottusità e ingordigia, tutti talmente immiseriti da non riuscire a collocare altrove il nostro istante di gioia?
Io non ci credo. Non è vero che tutti siamo solo consumatori, inerte e idiota massa Auditel, target schedato e monitorato.
Non è così, noi siamo diversi e migliori. E' semmai sui media, tra pubblicità, cinema televisione, giornali, che ci rappresentano così. E' sui media che si impone il modello del consumatore onnivoro e felice. E' qui che si celebra, in tutti i modi, tutti i mezzi, il binomio shopping-felicità-benessere.
Ribelliamoci a questo messaggio distorto, cerchiamo il Natale dove ci pare, sull'Etna innevata, a casa di un amico malato, al mercato delle pulci, in cucina per il pranzo dei senzatetto, davanti a un presepe vivente, dentro un libro, dentro una canzone, dentro una lettera ritrovata, dentro un dono fatto a mano.
Il mondo è pieno di bellezza anche senza le luminarie.
Ma per vederla bisogna essere liberi.
Co' sta pioggia e co' sto vento chi è che bussa a 'sto convento?![]() Viaggiare alla ricerca di Dio.
Pensi a Lourdes, pullman e carrozzelle, pellegrinaggi e canti. Ma il turismo religioso è anche qualcos'altro.
E' un'enorme impresa con un volume d'affari che supera i 5 miliardi di euro l'anno, ovvero fattura il triplo di Alpitour e conta ogni anno su 40 milioni di presenze, disseminate tra 4000 strutture (indagine Trademark).
Un business in crescita del venti per cento l'anno, gestito con grande spirito imprenditoriale dall'Opera Romana Pelegrini (amministrata da Camillo Ruini) e dall'Apsa (Amministrazione Patrimoniale Santa Sede), entrambi con sede nella Città del Vaticano.
Da un'inchiesta pubblicata su Repubblica apprendo che accanto al turismo religioso "povero" è attiva - grazie alle 2500 agenzie nel territorio - un'ampia offerta per fedeli raffinati e poco francescani: circa un centinaio di monasteri-alberghi entrati nei celebri network Condè - Nast o Rèlais - Chateaux, con camere climatizzate, frigobar e tv satellitare.
Che male c'è in tutto questo? Non è anzi un modello positivo da imitare in quest'Italia che non riesce a gestire il turismo che merita?
Il punto è che questo gigantesco business, pur essendo notevolmente sostenuto in vario modo dallo Stato italiano con esenzioni e finanziamenti diretti, più le centinaia di contributi degli enti locali, è tutto esentasse.
Andando al profano dettaglio, grazie all'extraterritorialità, su queste 4000 strutture (più bar e ristoranti di proprietà degli enti ecclesiastici) non viene pagata l'Ici e il tutto sfugge all'Irpef, Ires, Irap e altre imposte.
Inoltre, poichè la maggior parte degli impiegati del settore sono suore, sacerdoti e volontari, anche i contratti di lavoro sfuggono dall'ordinaria normativa e dunque alle imposte previste.
Come dire, un business da cinque miliardi di euro al riparo di un prodigioso ombrello fiscale. Insomma un vero paradiso!
La Commissione Europea ha chiesto da tempo chiarimenti al governo italiano, ma il regime di extraterritorialità esonera lo Stato del Vaticano dal dover presentare bilanci e fatturati, e dal dover rispondere alle leggi italiane in materia fiscle, di lavoro, di igiene, di prevenzione ecc.
Domanda al limite dell'ingenuità.
Perchè il Vaticano, che può contare su questo immenso patrimonio, di soldi e di immobili, non destina qualcosa in più a case di accoglienza per i senzatetto, i bambini deprivati, le ragazze madri, gli anziani abbandonati, gli immigrati in difficoltà? Dr House? Ma mi facci il piacere !Se avete ancora il mito dell’America. Del paese che ha inventato i Lewis, la Cocacola, il jazz, il rock e il diritto civile alla felicità, andate a vedere il film di Michael Moore, Sicko. Ad esempio, mostra e dimostra quanto questa commovente felicità del cittadino, la sua salute e il suo benessere, stiano a cuore ai suoi governanti. Se amate l’horror, il brivido, il raccapriccio, andate a vedere questo film. Se amate invece il genere demenziale, la comicità surreale, andate a vedere questo film. Se al contrario preferite il fantasy, le avventure al limite della fantascienza, andate a vedere questo film. Se invece siete per il cinema-verità e vi piacciono i film inchiesta, quelli di denuncia, andate a vedere questo film. E se cercate la pietà, la commozione, i sentimenti più umani, fragili al limite dell’eroismo, andate a vedere questo film. C’è tutto. C’è tutta l’America, o meglio gli Stati Uniti, con la sua ipocrisia e la sua sterminata solitudine, la sua ipertrofia e la sua miseria. C’è l’altro volto del sogno americano, l’altra faccia, rugosa e piena di pustole, dell’Uomo Arrivato, quello che si è fatto da sé, che veniva da una casupola e costruisce grattacieli. Perché questo è il Paese – dice Moore, dove sei tanto solo e abbandonato a te stesso che puoi realmente costruirti da te il tuo destino, senza che nessuno ti intralci e ti chieda chi sei, da dove vieni e chi era tuo padre. Ma se non ce la fai e soccombi, se non hai un tetto, un lavoro e per giunta sei malato, sei solo un impaccio per lo Stato perché gli costi e fai perdere tempo. Non vali niente, nemmeno il tempo e i soldi di una cura. E se proprio sei ostinato e vuoi guarire a tutti i costi, ecco che ti meriti: farmaci a prezzi proibitivi che ti fanno passare questa stolta e irragionevole mania di curarti e sopravvivere, causando disagi e inutile fatica al resto della società che corre e produce. Non è solo un documento sulla malasanità, quello di Moore, né solo sui misfatti di una politica corrotta e disumana. E’ un apologo sulla società del benessere incapace di una minima protesta. E’ un avvertimento su quella nostra di domani. Perché tutto ha un prezzo di listino, nel tuo corpo. Se hai perso due dita sul lavoro e vuoi passarti il capriccio di farle riattaccare, sappi che il medio e l’anulare hanno prezzi molto diversi, e dunque conviene incollarne uno solo: quello che costa di meno. Intelligenza non fa rima con successoPare che capiti a tutti, dai trent'anni in su. Incontri un vecchio compagno di scuola, quello dell'ultimo banco, sempre distratto e lavativo, che aveva quattro in tutte le materie, ma sapeva tutte quelle barzellette che ti faceva morire dal ridere, e lo ritrovi parlamentare, dirigente di qualcosa o professionista di successo.
Ma come, ti chiedi, lui che pareva mezzo scemo? E ti chiedi pure se il successo è espressione dell'intelligenza.
Certo può essere una componenete, ma non è detto.
Basta accendere il computer o il televisore per renderci conto che esistono infiniti stuoli di idioti di successo (dove il successo significa status e soldi).
Per raggiungerlo infatti occorrono e bastano spesso qualità che hanno poco o nulla a che fare con l'intelligenza, ovvero la furbizia, la spregiudicatezza e la capacità relazionale. Insomma occorre sapersi vendere, secondo la raffinata immagine da lessico aziendale.
Al contrario l'intelligenza profonda spesso si accompagna (stoltamente) alla modestia e all'umiltà, e l'introspezione, che si accompagna spesso all'intelligenza, incrementa semmai la riservatezza e non la socialità. In sostanza, non meravigliatevi se le persone che più stimate non sono esattamente creature da salotto.
Al dunque, cos'è che oggi definiamo intelligenza, così almeno ci orientiamo e ci adeguiamo?
Secondo Howard Gardner, lo psicologo famoso nel mondo per aver elaborato vent'anni fa un'analisi sull'intelligenza plurale che demolì il vecchio concetto del quoziente intellettivo e del genio misurabile come un fattore unitario, oggi è vincente l'intelligenza multipla che è composta da 5 grandi approcci cognitivi: disciplina, sintesi, creatività, rispetto ed etica. Tutti insieme fanno il genio che vincerà domani.
C'è un grande passo avanti rispetto alle tre I (internet, inglese e informatica) che con qualche grossolana approssimazione sembravano ieri i capisaldi del successo. Sono entrati in campo i valori.
Non è poco no?
Ma sul come si affinano questi must, bè... è un altro discorso.
Donne di sana e robusta prostituzione
La cosa bella di Internet è che cerchi una cosa e ne trovi un'altra.
Così per caso oggi ho appreso che il mestiere più antico del mondo è stato ampiamente rinnovato. Ci sono metodi di sana e robusta prostituzione molto più globali e avventurosi, oltre che più redditizi, di quelli tradizionali.
Da local-prostituta a global-geisha. Susan, che nel suo sito spiega e dispiega le sue qualità, segna la differenza. Lei non solo accoglie gli uomini nel suo grembo, così per dire, ma li accompagna ben oltre, in percorsi molto più impegnativi, rischiosi e raffinati. Quelli della conversazione, ad esempio.
Susan parla quattro lingue, almeno dice, si intende di cinema e di letteratura, sa stare in società e soprattutto ama viaggiare. Lei e le sue colleghe, solitamente laureate, fanno di speciale questo: accompagnano i clienti nei loro viaggi d'affari o diletto e il diletto può anche escludere il letto. Loro infatti offrono il piacere di stare insieme, il gusto della conversazione, la buona compagnia a teatro o al concerto, e se il cliente vuole fare sesso, ok, ma non è detto che sia la cosa più richiesta.
E qui s'insinua il dubbio o la malinconia: è possibile che esistano uomini così soli da doversi cercare un'amica a pagamento per viaggire insieme? E' diventato così penoso, complicato, trovare qualcuno con cui si sta bene, che ride con te e ama i tuoi stessi piatti o registi? E quanto costa un'amica a pagamento?
Susan, che deve avere un'alta opinione di sè e un mega SuperIo, si offre a 6000 sterline al giorno, che sembrano parecchie, ma lei lo ammette: loro vanno con i super ricchi, loro sono geishe di superlusso che puoi portare ovunque senza sfigurare e non ti impegnano come un'amante.
Allora uno si fa un'altra domanda davvero terra-terra. Se il tizio è così ricco, come può avere bisogno di pagare qualcuno per viaggiare con lui? Gli mancano amiche d'infanzia, di golf o di bridge a cui offrire un viaggio vacanza?
E se queste donne sono così dotate, cioè colte, brillanti e spesso persino avvenenti, com'è che non hanno trovato di meglio sul mercato?
Comunque sia una cosa è certa: il pezzo di carta aiuta e una laurea è sempre una laurea. Oggi o domani un concorso, te la ritrovi. E se sei stanca di viaggiare con tipi troppo ricchi e dunque noiosi e tristi, se sei stanca dei ristoranti più chic, se sei stanca di frequentare i posti più esclusivi, puoi sempre metterti a fare lezioni private.
Il morbillomane della scrittura
Chi sono i morbillomani della scrittura?
Uomini e donne che non hanno la costanza di finire una frase, un ragionamento e allora li fanno seguire da una serie infinita di puntini di sospensione che fanno contrarre il morbillo al foglio scritto.
I puntini dovrebbero, invece, essere usati con somma parsimonia e tre per volta: non uno di più nè uno di meno.
Credo che questa moderna mania morbillosa abbia un'origine biografica e un'origine tecnologica. La mia generazione è stata corrotta dalla corrispondenza intimista degli anni Settanta, dove in quattro pagine fitte scritte a mano, si tentava di diluire quello che non s'aveva il coraggio di dire in dieci parole.
Riordinando tra le scartoffie ho ripescato la mia corrispondenza di quel periodo. Ho scoperto un camposanto di puntini di sospensione, disposti casualmente e in numero illimitato.
Erano la rappresentazione grafica di una generazione sospesa politicamente, culturalmente, sessualmente. Diventando grandi, alcuni di noi sono guariti, altri no, ma quasi tutti abbiamo smesso di scrivere lettere a mano.
Ora però adulti e giovani siamo traviati dalla tastiera del computer. Basta tenere pigiato il tasto e i punti partono a raffica di mitragliatrice.
La tentazione è forte.
Intendiamoci, non muore nessuno, ma il dubbio è che questa overdose di puntini raramente esprima un pensiero compiuto, mentre rimane la sensazione di leggere mezze ammissioni, accenni, spunti.
Io...... per esempio...... da grande...... vorrei diventare......come dire......una scrittrice di successo......... ma al momento mi dedico soprattutto........a collezionare tappi di bottiglia...................................
P.S.
Chi pensa di riconoscersi tra la categoria dei morbillomani è in errore.
Questo post vuole ironizzare solo sulla sottoscritta (o me medesima).
Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale.
...cercar che giova, al buio non si trova...
Ben rasato, ben vestito, un alone di profumo che si ostina a chiamare dopobarba nonostante sul flacone sia scritto a chiare lettere "eau de toilette", il fazzoletto stirato nel taschino, il piede scalpita.
"Allora sei pronta o no? Guarda che se non ti sbrighi arriviamo al secondo atto. Ma cosa cavolo stai facendo?"
Ah le domande retoriche delle coppie!
Dopo tanti anni di matrimonio dovrebbe ormai saperlo: la signora, naturalmente, sta cercando le chiavi dell'automobile. Sparite come al solito.
"Eppure erano qui"
"Senti, non importa, le cercheremo al ritorno. Intanto prendi la copia."
Silenzio tombale.
"Come, non hai la copia delle chiavi? Ma non mi avevi detto che l'avevi ben conservata?"
La signora è contrita, il vizio tuttavia non è solo femminile. Se lei perde le chiavi, lui perde gli occhiali, l'agenda, il foglio degli appunti...
Sono quelli che entrano in un negozio e lasciano l'ombrello. Vanno al ristorante e dimenticano il cellulare sul tavolo. La sciarpa cade in autobus e lì resta.
Sono i dimenticoni, i seminatori.
Ma come mai ad alcuni accade di perdere sempre tutto e ad altri no? Colpa degli oggetti o colpa degli uomini? Guarire non è facile. Anche perchè sotto sotto, quelli che perdono tutto sono convinti di essere delle persone creative, al di fuori del grigio della norma. E cosa c'è di più odiosamente borghese del detto Ogni cosa al suo posto, un posto per ogni cosa ?
Ai seminatori sembra che gli oggetti scappino dalle mani e dalle tasche per rifugiarsi negli angoli più remoti della terra. Per loro si direbbe che le cose, ben lungi dal possedere un'anima, siano animatissime, forse dotate persino di rotelle per fuggire più in fretta. Guardateli come sbarrano gli occhi mentre cercano il ben perduto. Osservateli più da vicino e noterete che lo sguardo è sì dilatato, ma non dal terrore bensì illuminato da una sorta di demone: quello della caccia al tesoro.
Nonostante gli anni non si scappa: chi troppo perde coltiva in sè il bambino che è stato. Il tratto psicologico di questi uomini è che siano affetti dalla cosiddetta sindrome di Pollicino. Nella fiaba si seminavano sassolini per ritrovare la via di casa, nella vita si seminano gli oggetti perchè il maggior spazio possibile diventi casa nostra, un luogo sicuro dove tornare, dove essere riconosciuti e amati.
Nella fontana di Trevi ancora oggi si buttano le monetine per essere sicuri di tornarvi.
Perdere, quindi, per farsi amare? Si direbbe un po' tortuoso come passaggio. Eppure quando la signora perde le chiavi, tutta la famiglia è lì che aiuta a cercare.
Non sei più sola nelle difficoltà della vita, tesoro, guarda come frughiamo per te tra i cuscini del divano e persino sotto il letto...
Io però sono del parere che ci sono tanti altri modi, ben più raffinati e divertenti, per farsi amare e farselo dire.
I mufloni del terzo millennioLui ha gli occhialoni alla moda, il sorrisino ebete, ammicca, muove la testa. E' fermo allo stop e non capisco. Cosa sta guardando, cosa sta pensando? Mi ha vista, sta fermo? Oppure scatta quando arrivo a venti metri? Finchè tra i capelli del signore scorgo il luccichio del cellulare. Ecco la spiegazione! Mister Nokia sta telefonando: il mondo non ha il diritto di disturbarlo.
Qualcuno dirà: storia vecchia.
Errore: storia nuova, purtroppo. Per un po', infatti, dopo l'introduzione della patente a punti, la gente aveva smesso di guidare reggendo il telefono: erano comparsi gli auricolari e i viva voce. Poi vigili, polizia e carabinieri sono diventati indulgenti e il segnale è partito forte e chiaro. Allegria, possiamo tornare a fare i nostri porci comodi!
Perchè noi italiani siamo come i mufloni: bravissimi a fiutare il vento. Se una norma non viene applicata e sanzionata, decidiamo collettivamente che la possiamo ignorare. Le nostre coscienze l'hanno abrogata.
Gli "autocellularisti di ritorno" sono odiosi, ancor più dei gonzi che negli anni novanta, presi dall'entusiasmo per il giocattolo nuovo, reggevano il telefonino con la destra, cambiavano con la sinistra e giravano il volante con il gomito. Chi oggi guida con il cellulare sa benissimo che è vietato, stupido e pericoloso eppure continua a farlo. Come guarirlo?
Dell'autorità non possiamo fidarci (è un caso classico di patologia della tolleranza, radicato nel carattere italiano). Possiamo però contribuire a creare un meccanismo d'intolleranza sociale.
Proviamo con questo slogan "Chi guida con il cellulare danneggia anche te. Digli di smettere".
Magari funziona.
Scandali al solePrima dell'Uranio arricchito, dei poveri impoveriti, e delle coppie di fatto, c'è qualche problema che va risolto e alla svelta: l'assuefazione.
Vorrei buttare alle ortiche questo senso del "Tanto al peggio non c'è fine".
Politica scorretta e corrotta, calcio scorretto e corrotto e... scommesso, mostri pentiti, distinti signori indagati per pedofilia, genitori che sgozzano i figli, figli che sterminano la famiglia...
Sembrano cronache marziane, invece sono notizie vere. Eppure anche per enormità simili c'è il rischio dell'assuefazione.
Fino a qualche tempo fa per notizie del genere si usavano parole come sdegno, indignazione, vergogna... oggi si evoca il disagio, il progresso, la mancanza di valori e altre baggianate travestite da intuizioni socioculturali.
Sta di fatto che si fa l'abitudine a tutto e si diventa cinici, ma di un cinismo ammantato d'indifferenza.
Montanelli una volta osò dire "Turiamoci il naso e votiamo DC" e venne citato a dismisura su giornali e tg come sintomo di un pericoloso malessere sociale e civile. Oggi si salta allegramente da una elezione all'altra tra sospetti, intercettazioni che si mischiano tra loro (calcio e politica, banche e scalate), candidati indagati, parlamentari condannati senza che nessuno ci faccia più caso.
L'informazione si fa passare davanti agli occhi le travi una appresso all'altra, segnalandoci solo le pagliuzze negli occhi altrui, tipo le intercettazioni di Bush agli americani. E che dire allora delle nostre?
Ma in questa strana estate che ha diviso il Nord e il Sud (come se ce ne fosse bisogno) in due zone climatiche differenti, qualcuno ancora si indigna nel guardare le foto del tale politico che mostra le chiappe al sole o del talaltro magnate che sulla sua barchetta osa abbronzarsi, in tutto il suo splendore, nature.
Il brano musicale è un piccolo omaggio al mio caro amico Antonio Rivelli Rosa rosae
Regina dei fiori la rosa, re dei giardini il roseto che la produce.
Da sempre considerata simbolo di eleganza, di bellezza e di fragilità, è coltivata dalla notte dei tempi (si dice sia stato Sargon I a promuoverne la coltivazione nel 2300 a.C.), è il fiore più cantato dai poeti e nominato dagli antichi scrittori. Nel Vecchio Testamento, libro della Sapienza, si parla di rose, nel Catico dei Cantici si cita la rosa di Saron, nelle tombe egiziane si trovano rappresentate, Omero ci dice che Aurora, la dea del mattino, con "dita di rosa" dipinge di colore il mondo ad ogni alba. Saffo, Catullo, Anacreonte, Virgilio, Ovidio ed Erodoto, Plinio ed Ippocrate erano stregati dal suo fascino, i trovatori medioevali s'ispiravano al suo simbolo, Dante paragona l'amore paradisiaco al centro di una rosa. In tempi più vicini a noi troviamo Lorenzo il Magnifico, Shakespeare che ne parla nell'Enrico IV e in Molto Rumore per nulla, D'Annunzio, Giovanni Pascoli con Rosa di macchia, Pier Paolo Pasolini e Umberto Eco non hanno saputo resistere alla tentazione di usarla come pietra di paragone per esseri umani o divini, come titolo di un'opera. Ma alla rosa venivano attribuiti anche significati magici. Apuléio, nella favola dell'Asino D'oro, racconta come Lucio, stanco di essere condannato a restare nel corpo dell'animale, invochi Iside per ritornare uomo e questa gli consigli di mangiare una corona di rose. Nella Bella e la Bestia (o Belinda e il Mostro), Bella chiede "solo una rosa" al padre che parte per un viaggio; al suo ritorno la riceve, è una rosa magica che non appassisce mai, cresciuta nel giardino della Bestia e che la farà innamorare di lui. Troviamo le rose anche nel Piccolo Principe di Saint-Exupéry: "Coltivano cinquemila rose in un unico, modesto giardino, e non trovano ciò che cercano. E pensare che quel che cercano lo possono trovare in un'unica rosa”.
Simbolo anche della riservatezza. La segretezza che essa impone, la ritroviamo nell’antica usanza di porre un mazzo di rose, in quegli ambienti dove il contenuto dei colloqui avuti, doveva essere tenuto rigorosamente segreto. Una rosa stilizzata a cinque petali fu spesso utilizzata per ornare i confessionali con la scritta "sub rosa", sotto il sigillo del silenzio e della discrezione. Un importante movimento esoterico, i Rosacroce, nato in Germania agli inizi del XVII secolo aveva come simbolo una croce al cui centro, al posto del cuore del Cristo, c'era una rosa. Il simbolismo della rosa si adatta perfettamente alla Pentecoste.” Nella visione centrale della rosa” osserva Elémire Zolla in Archetipi “la coccarda dei petali si presta a simboleggiare la gamma degli archetipi la cui convergenza sull’Unità è anche simboleggiata dall’abbagliante turbine di un mare di luce o di fiamma, ovvero da un incastro di sfere concentriche rotanti.” Nell’iconografia cristiana la rosa è sia la coppa che raccoglie il sangue del Cristo, sia la trasfigurazione delle gocce di questo sangue. Un simbolo rosacrociano raffigura cinque rose, una al centro ed una ad ogni braccio della croce. Queste immagini evocano sia il Gral, sia la rugiada celeste della Redenzione. Rosa, Sacro Cuore del Cristo, Rosa Candida della Divina Commedia che evoca la Rosa Mistica delle litanie cristiane, simbolo della Vergine- Lo stesso, forse, vale anche per il Romanzo della Rosa, in cui Guillaume de Lorris e Jean de Meung vedono il misterioso tabernacolo del Giardino dell’Amore della Cavalleria.La Rosa d'Oro, un tempo benedetta dal Papa nella quarta domenica di Quaresima era simbolo di potenza, ma anche di resurrezione e di immortalità e veniva consegnato alle principesse meritevoli. Il Giardino delle Rose di Laurino e il filo di seta che lo protegge e circonda. Rosa amata dai persiani (anche dai siriani). Il rosone gotico e la rosa dei venti che segnano il passaggio dal simbolismo della rosa a quello della ruota. Ruota della contemplezione, ruota di preghiera? Quattro i bracci della croce – quattro i raggi della ruota. Scrive Elliot nei Quattro Quartetti: E tutto sarà bene, e ogni sorta di cose sarà bene quando lingue di fuoco si incurvino nel nodo di fuoco in corona e il fuoco e le rose siano uno.
Marilù
Varia umanità
Il problema dell'umanità
è che gli stupidi sono
strasicuri, mentre gli
intelligenti sono pieni di
dubbi
Bertrand Russel Le meraviglie della natura
OMO SECSI
MINI CARRELLATA DI ESEMPLARI UNICI E INIMITABILI
Specie estinta:
Tyrone Power
Humphrey Bogart
James Dean
Yves Montand
Marcello Mastroianni
Specie in via di estinzione:
Sean Connery
OmarSharif
Alain Delon
Paul Newmann
Specie protetta:
Antonio Banderas
|
|
|