marilù's profilespine e petali di rosaPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
spine e petali di rosaIl nostro destino è quello di essere inferiori a noi stessi Intelligenti paucaQual è l'intelligenza richiesta oggi dal mercato? La valutazione, e dunque il peso economico dell'intelligenza, è certamente legata al suo valore d'uso, cioè al bisogno del mercato. Se ieri, diciamo negli anni '80-'90, in pieno boom del (discutibile) mito del manager, le doti richieste sul mercato erano grintosità, spregiudicatezza, decisionalità e resistenza allo stress, in anni recenti sono emersi sul campo ben altri standard dell'intelligenza. Ricordate il valore assunto all'improvviso nel curriculum, appena dieci anni fa, dalla conoscenza web? Esplodeva la tecnologia e ovviamente servivano nuove competenze: l'intelligenza informatica. A poco a poco, visto che con i computer abbiamo preso tutti confidenza, si è creato un bisogno diverso, diciamo di nuova umanità. Per bilanciare il pericolo di professionisti troppo rigidi e computerizzati, dalla mente troppo schematica e bipolare, i guru aziendali hanno trovato una soluzione nuovissima, cioè la più antica: la filosofia. Come scardinare, si sono detti, il dualismo tipico del web e il relativo pensiero bipolare che governa ogni opzione sul web? Come inoculare nel manager macchinizzato il germe sano del dubbio, del forse, della ricerca sulla terza via? E' nata così la mitografia del pensiero trasversale, quello che taglia le categorie a metà e le attraversa e scavalca in modo nuovo. E' nata così, appunto, la (ri)scoperta della filosofia, in omaggio alla quale interi stuoli di dipendenti sbigottiti e inermi sono stati sottoposti per mesi a terapie cruente a base di Socrate e Platone, nonchè a iniezioni virtuali della metafisica Kantiana e del diritto secondo Hobbes. Il tutto a garantire un uso terapeutico della filosofia con benefiche ricadute sul rendimento. Contro il pericolo della disumanizzazione intellettiva è stato riedificato il valore dell'intelligenza umanistica, capace - secondo i suoi lodevoli sostenitori - di consentire un approccio più aperto e profondo persino ai probemi più tecnici e scientifici. Perchè poi, nonostante questo, i laureati in Lettere e Filosofia restino più a lungo degli altri precari e disoccupati è però sempre un mistero. Piazza della scala-mobile in fondo a destraUna mia giovanissima amica è una fanatica dei centri commerciali. Sostiene che non sono per niente freddi e anonimi, senza identità. Anzi, sono pieni di gente che si diverte a mangiare, comprare, passeggiare, vedere un film. A Siracusa come a Roma o Milano ormai funziona così. Il sabato sera i ragazzi si riuniscono nelle piazzette dei centri commerciali. Vanno nel pomeriggio, così hanno il tempo di fare vetrinaggio o shopping e poi restano lì, fra multisale e pizzerie. Insomma fanno notte e il sabato va. Non importa se le piazzette dove si ritrovano non hanno un nome, lampioni o gatti, e luci dietro le finestre. Ogni gruppo le ha battezzate a modo suo: c’è la piazzetta di Benetton e quella della scala-mobile; l’importante è che per loro resti la stessa, riferimento fisso ogni sabato sera. E poi chi me l’ha detto che sono asettiche e anonime? C’è una luce sparata che piove su ogni cosa, e c’è la musica che ti insegue ovunque, come l’odore amatissimo delle patatine fritte. Sarà. Al posto della città, con le sue piazze e le strade vere, loro hanno l’anticittà, che anzi ha il merito di raggruppare tutto insieme, nello stesso posto, ciò che gli piace di più: negozi di vestiti, gadget e musica, i cinema, paninerie e pizzerie, discoteche e palestre. Con la comodità che se piove non ci si bagna, e d’inverno si sta al caldo, d’estate al fresco. Tutto insieme e tutti insieme, come dice la mia giovane amica. Non le importa che questa comunità sia apparente, perché tenuta insieme solo dal piacere di comprare, dal rito di spendere. Non cittadini o ragazzi, ma consumatori. Ma non critichiamo i ragazzi. Lo sapete che da quando sono iniziati i saldi nel mall più grande d’Italia, cioè quello piemontese di Serravalle Scrivia, nonostante la neve, il pericolo sulle strade gelate e le code di due chilometri all’uscita, ben quindicimila persone hanno fatto l’alba in auto o in bus pur di agguantare il loro carrello? E poi dicono che c’abbiamo la depressione da crisi economica, che non abbiamo più fedi e passioni, tsè. L'anno che verràMiei cari amici, compagni di viaggio tre le multistrade della blogosfera, vicini geograficamente o per comune sentire, vorrei tanto augurarvi un anno felice, un anno di serenità e prosperità e tutte quelle belle cose che si augurano di rito ogni fine anno: frasi fatte e auguri standard da copia-incolla da distribuire a tutti voi. Ma sinceramente sono un po' stufa di vacue smancerie e delle solite formalità. Ma soprattutto di fingere una leggerezza che non provo perchè non c'è, almeno nel mio sentire. Non sono triste né pessimista ma vero è che tra guerre in corso, crisi economica e situazione politica del nostro paese non c’è molto da stare allegri. Ma finchè c’è la salute… Non è più tempo di manna dal cielo o di inutili parole pro o contro qualcuno o qualcosa. Ognuno di noi, nel suo piccolo o nel suo grande che sia, deve sforzarsi di rendere le cose migliori. Rimbocchiamoci dunque le maniche per diventare protagonisti e non spettatori della società e della nostra vita. E andiamo avanti con serenità e fiducia. Questo è l'unico augurio di buon anno che mi sento di fare a me stessa e a tutti voi. Vi voglio bene Jngle BellsDavvero l’abbiamo perduto il Natale? E dove l’abbiamo perso? Ma no, dai, non è vero che l’abbiamo perduto. Dipende da dove lo cerchi. Non certo nel silenzio, nel buio, sotto un albero o in qualche altro posto strano e selvatico. Natale rifulge nei centri commerciali, coi manichini che fanno i presepi viventi e le commesse vestite da babbo natale. Lo trovi dove non te l’aspetti, con gli angeli che ammiccano fra mutande e reggiseni in paillettes. Ma se fai lo schizzinoso o il bigotto, no, il Natale non lo vedi. E invece guardati intorno, accendi la tv. Come fai a non sentirlo? Tutto è colorato di rosso, sembra che una mano invisibile abbia riverniciato di notte tutte le cose in città, e persino i fruttivendoli del centro, non potendo dipingere la verdura, la infiocchettano coi nastri rossi. E poi , scusa, non hai visto quanti bei film di Natale sono usciti sugli schermi, a base di romantiche corna natalizie e mistici reggicalze? Non li sfogli i giornali e le riviste? E l’invito espresso in tutte le pubblicità a esprimere amore, sentimento, gratitudine con piccoli e semplici gesti attraverso un Rolex d’oro, un diamante per sempre o una macchina nuova? Non mi venire a dire che c’è la crisi e che questo Natale bisogna risparmiare. Sei un catastrofico pessimista… e pure un po’ funesto. Il nostro beneamato premier ha detto che dobbiamo continuare a spendere come se nulla fosse, perché diversamente si paralizza l’economia, le aziende chiudono e licenziano tutti. E se non c’hai i soldi te li fai prestare dalle tante associazioni benefiche chiamate banche o istituti finanziari che sono nate apposta per soddisfare ogni tuo desiderio. C'est plus facile! La verità è che sei diventato sordo al richiamo del Natale. Al piacere di stare insieme davanti alla cassa del supermercato o al piacere di sentirti unito nel comune afflato delle code in macchina. E anziché abbassare il finestrino e chiacchierare amabilmente col tuo vicino chiedendogli se ha un sogno di Natale, se ricorda il suo presepe da bambino, cosa fai? Inveisci contro gli ingorghi perché ritardano i tuoi acquisti. Smettila di lamentarti, Natale non è mai stato così vitale e coinvolgente. Semmai, ammettiamolo, c’è un buco d’informazione: prima di diventare la Festa della Tredicesima, cosa si celebrava anticamente il 25 dicembre? Uno Nessuno Centomila
Cos’è rimasto di virtuale nel virtuale? E cos’è questo pericolo del virtuale che insidia la nostra incolumità psichica, le nostre residue capacità relazionali, minacciando di impoverire il nostro tempo e la fisicità? Ad esempio le relazioni. Internet, o meglio blog e chat – dicono i detrattori – ci inselvatichiscono, ci rendono inabili alle relazioni umane, sostituendo a quelle vere quelle online artificiali. Falso falsissimo. Metà delle coppie composte negli ultimi anni si sono incontrate e riconosciute su Internet che grazie alle lunghe confidenze scritte assicura una conoscenza che la vita normale, solo parlata e agita, non consente. E che dire dei blog che regalano un’informazione continua, democratica e svariatissima su tutto, aggregando persone e gruppi intorno ai temi più sconfinati, dall’epatite B ai pini del Koala, passando ovviamente per la politica e la riforma Gelmini. C’è qualcosa oggi, finita l’era delle piazze e delle fedi, che fa più comunità dei blog, che unisce la gente in modo più spontaneo, generoso e spesso utile dei blog? Sapete quant’è importante incontrarsi su un blog, condividere ansie e informazioni, testimonianze e dati? Il blog è spesso terapia di gruppo. A parte il fatto che alcuni blogger scrivono così bene, con uno stile fresco e accattivante che è un vero piacere leggerli. Ma da qualche tempo un nuovo demone si è affacciato nel web assorbendo con prepotenza interessi e curiosità. Mi riferisco al famigerato Facebook, reo – secondo alcuni – di aver distolto le presenze dai blog che stanno subendo un calo di ingressi e di commenti. Verissimo. Ma si sa: ogni nuovo giocattolo coinvolge in maniera totalizzante. Resta da vedere se questo cavallo reggerà all’impegno della lunga corsa. Personalmente considero Facebook alla stregua della facciata di un palazzo moderno minimalista ed essenziale dalle cui finestre si affacciano giovani bellissimi (in massima parte) e celebrità. Osservo anch’io con curiosità e con l’esperienza quinquennale nel mondo dei blog. Ma anche col cauto entusiasmo di chi sa bene che quella facciata potrebbe rivelarsi la scena di cartapesta di un film in lavorazione con attori sconosciuti a interpretare il ruolo dei Vip. AAACercasi uomo per importante incarico con responsabilità dirigenziale presso Quirinale o Palazzo Chigi.
Requisiti richiesti: età compresa fra i 37 e i 47 anni, max 50; bella presenza, abbronzatura permanente. Non si richiedono abilità di alcun tipo. Eventuale discreto Q.I. verrebbe considerato un valore aggiunto.
Posti disponibili: 1
Inviare curriculum direttamente al sig. (si fa per dire n.d.r.) Silvio Berlusconi
No perditempo lampadati.
C'era una volta in America... e c'è!
Martin Luther King: I have a dream Barack Obama: Yes we can Mi piace pensare a un dialogo a distanza nel tempo fra i due personaggi, a un filo ideale che li unisce. Ma Barack Obama simboleggia anche qualcosa di più del riscatto nero: è il riscatto della gente comune, la concretezza degli ideali di pace, di giustizia e uguaglianza. E' un mondo nuovo la sua promessa in campagna elettorale. Ed è quello che il mondo si aspetta da lui. Per quanto mi riguarda gli/mi auguro davvero che sia possibile. Perchè: Yes we can Ho scritto un post... jeche jeche jeche jè!Eh si, è proprio da tanto che non scrivo un post.
Ed è da tanto che non ricevo visite, nemmeno per chiedermi come sto, se sono viva, se ho mangiato, se dormo la notte, se vado bene di corpo la mattina...
Qui se uno non va in giro a fare passerella e a lasciare commenti a destra e manca non se lo fila proprio nessuno.
E' una sorta di voto di scambio: io lascio un commento a te, tu lasci un commento a me, punto. Che tristezza!
Bè è anche vero che molti amici sanno perfettamente attraverso altri canali come sto e cosa faccio ma molti altri ignorano i miei passi. E dire che l'album delle figurine è pieno di amici... sob!
Amici? Boh! Devo fare un restiling, alleggerire il blog o chiudere del tutto e lasciarlo morire qua. Tanto non se ne accorge nessuno.
Intanto mi armo di aspirapolvere, la impugno a mo' di spada e faccio l'angelo sterminatore.
Per il resto ci penserò domani come Rossella O'Hara
Sapessi com'è strano...
Prima hanno cominciato a farle in modo strano: senza spalliera, con cubi di cemento e forme astruse. Poi qualche anno fa hanno cominciato a toglierle. Plaf. Via le panchine da Padova e Treviso, via pure da Trieste, dove per fortuna la cittadinanza ha protestato.
Le panchine, infatti, hanno il vizio di accogliere extracomunitari e barboni, poveri e drogati, il che è sembrato disdicevole e indecoroso ai sindaci del Nordest, che hanno pensato di troncare (con la sega) il problema alla base.
A parte l’ottuso razzismo, è vero però che la panchina appartiene ormai al mondo dei sogni, tra cinema e letteratura.
Oggi se ti siedi da solo sulla panchina di un parco e non sei anziano, in gravidanza o con passeggino al seguito, sei guardato con sospetto e allarme sociale. Può forse un cittadino normale avere il tempo di oziare su una panchina? Giammai, deve essere certamente uno spacciatore, un pedofilo o un debosciato. Bene che vada uno sfaccendato, disoccupato, forse etilista.
In tempi fatti di corsa e di mail, stare in panchina è un lusso da stravaganti. Ti senti guardato, giudicato.
Sarà per questo che quando siamo in viaggio, protetti dall’anonimato, ci sediamo in tutte le panchine che incontriamo? E’ un piacere ineffabile e raro. Guardare il mondo, una collina o la folla come uno spettacolo unico e irripetibile, in scena solo per te. Sarà per questo che la panchina è tanto cara agli artisti, ai poeti e agli innamorati di ogni città. Perché la panchina è una soglia magica, un lembo al confine fra il tempo tuo e quello degli altri, il tempo ozioso e quello produttivo, il ritmo della mente e quello dell’orologio.
E si capisce perché nelle città dove tutto è in vendita, tutto è monetizzato, la panchina dà fastidio: è gratuita, non costa niente.
Vuoi contemplare una piazza, una spiaggia? Siediti al bar e paga la tua consumazione al tavolino, e se non hai fame né sete, pazienza, l’importante è che paghi il tuo diritto a guardare.
Per questo la panchina è un residuo della città che sparisce, la città spodestata dai centri commerciali. La nostra città inospitale e temibile perché violenta e degradata.
Della panchina come simbolo di un mondo liquido e trasognato ci parla Woody Allen nel suo intramontabile Manhattan. E’ lì, con Diane Keaton, sulla panchina di Sutton Place che aspetta l’alba sotto Queensborough Bridge. L'irresistibile fascino della spazzatura
Ci sarà un motivo se in Italia produciamo 31 milioni di tonnellate all’anno di spazzatura. Non spam, cioè immondizia virtuale ma spazzatura vera, maleodorante e pericolosa.
Produciamo, compriamo e rifiutiamo più di quello che consumiamo. Troppe scarpe e troppi vestiti, ma anche troppi alimenti. Troppo cibo in frigo, che inevitabilmente scade o non trova posto in tavola per ovvi motivi di sovrabbondanza, troppo cibo buttato nei supermercati, tranne nei rari casi in cui è raccolto – prossimo alla scadenza - dal Banco alimentare per i bisognosi. Troppo cibo nei ristoranti, stessa destinazione: i cassonetti.
Compriamo per automatismo, senza bisogno e senza desiderio e sostituiamo per inerzia, perché così vuole il mercato. Un’auto è vecchia dopo tre anni e il cellulare dopo un anno è superato, e pazienza se funziona ancora bene. Anche se regali un libro lo scegli fra i nuovi arrivi, perché se è un bel libro ma è uscito l’anno scorso, che figura fai?
La categoria del nuovo è sempre vincente. Alla prova supermercato, si sa che il cliente dovendo scegliere fra il solito ottimo detersivo e la Nuova Formula sceglie l’ultimo modello, e anche i biscotti, che pure finiscono nello stomaco e non in lavatrice, periodicamente si travestono da nuovi dove basta la dizione “I nuovi taralli del Violino Bianco”, senza alcuna precisazione sulla presunta nuova ricetta, a incantare il consumatore.
Poi, naturalmente metti tutto nel sacco di plastica, che per autodistruggersi ha bisogno di mille anni, e vai a casa, dove svuotando i sacchi della spesa riempi quello della spazzatura prima ancora di riempire il frigo.
Gli imballi, la carta, il cartone, il cellophane e le inutili confezioni e vassoi che contengono detersivi e cibi, già da soli riempiono infatti il cesto dell’immondizia, che dunque paghi due volte: prima alla cassa del supermercato e poi al Comune per il servizio spazzatura.
Aggiungi il costo per il riciclaggio (quando per fortuna si fa) e della distruzione, somma il danno per la natura ed ecco la nostra condizione. Sperperatori ottusi e coatti, inclini all’autolesionismo.
TUTTI AL MARE!Purtroppo o per fortuna le vacanze sono finite o quasi. Quelle intelligenti continuano a rimanere nelle rubriche dei settimanali più trend alla voce “Consigli Inutili”. Perché, diciamocelo una buona volta per tutte, come si fa ad andare in ferie a settembre quando c’è di mezzo la riapertura delle scuole e quella delle fabbriche? Come si fa a prenotare un posto al sole senza tenere conto dei capricci del tempo? Lasciamo quindi le suddette vacanze ai pochi eletti che possono permettersele ma smettiamola, per favore, di chiamarle intelligenti. Anche perché il ragioniere Mario Bianchi, impiegato da vent’anni alla Fiat e rientrato ieri dalle ferie, si potrebbe offendere. L’estate, comunque, è la stagione nella quale gli italiani mostriamo maggiormente il nostro livello di educazione e buone maniere. Quest’anno, per dovere di ospitalità, sono dovuta andare per qualche giorno in spiaggia anziché sugli amati scogli e confesso che sono stati un tormento. Sotto l’ombrellone, sdraiata sul lettino con l’intento di leggere, m’è toccato: - schivare a più riprese la pallina pelosa di due tizie che giocavano a tamburelli; - ascoltare a volume sostenuto l’opera omnia musicale di Gigi D’Alessio e a seguire quella di Laura Pausini; - ripulirmi in continuazione della sabbia sollevata da deliziosi bambini che giocavano a rimpiattino fra gli ombrelloni. Ma l’episodio più toccante è stato quando uno di questi bambini, ai rimproveri della madre, mortificata per la mia visibile insofferenza, ha risposto mostrando il dito medio e con una serie di vaffa qua e vaffa là, che cazzo vuoi… ecc ecc Sono per la non violenza, ma avrei voluto dare quattro sberle al pestifero mostriciattolo. Poi ho pensato che era solo un bambino, che crescerà e diventerà adulto, studierà e prenderà una laurea… E magari diventerà ministro e potrà fare i gestacci alla bandiera tra gli applausi dei suoi elettori. Potrà dire che gli impiegati italiani sono dei fannulloni e potrà abolire i permessi per malattia, potrà dire che le città sono piene di delinquenti e mandare i militari in ogni casa per vigilare sul comportamento di ognuno di loro. Perché è ora di finirla con tutto questo permissivismo, ci vuole rigore cribbio! La finestra sul cortile"Dovunque il guardo giro immenso Dio ti vedo"
Beato Metastasio che viveva in paradiso.
Io invece vivo in un condominio radical-chic che in questo caso non è la definizione di una tendenza politica sinistrorsa molto snob dei suoi inquilini, ma un’allocazione geografica vera e propria.
Di radicale, esso condominio, ha che chiude dalla facciata nord, prospiciente il cortile, un quartiere nazional-popolare, invece la facciata sud (lato chic) prospicia (?) su un’elegante strada piena di negozi griffati dove il traffico a go go e il conseguente scarico delle marmitte sono un’apoteosi di inquinamento acustico e atmosferico.
I piccioni sono stati i primi a individuare le due anime opposte del palazzo e per una sorta di ossequiosa reverenza si guardano bene dal “guanare” sulla mia veranda chic del lato chic. Ma i bisogni corporali, si sa, sono bisogni e in qualche modo devono essere soddisfatti. Così quello che viene stoicamente trattenuto a sud si libera senza ritegno a nord con risultati inimmaginabili.
Piccioni a parte, comunque, io preferisco il lato nord che mi offre una visione di hitchkochiana mermoria del palazzo di fronte.
Con l’arrivo della bella stagione i miei dirimpettai hanno aperto i vetri delle finestre e oggi gli odori dei pranzi domenicali l’hanno fatta da padrone. E dagli con il ragù, le melanzane alla parmigiana e le cotolette. Qualcuno ha pure messo in funzione il barbecue in balcone arrostendo peperoni e spiedini di carne.
E i gatti giù in cortile a miagolare l’elemosina di un eventuale avanzo.
Il ragazzo dell’ultimo piano a sinistra stava tutto rannicchiato sulla ringhiera a parlare fitto fitto al cellulare e quando è arrivata all’improvviso la sua compagna gli è cascato di sotto con un crack che mi ha fatto sobbalzare. Sono rientrati di corsa urlando e chiudendo di botto i vetri.
Al secondo piano c’è un’aspirante velina che sta le ore davanti allo specchio e si studia le pose. Ogni tanto accenna a qualche passo di macarena, mentre i senoni oscillano tra il cielo e la terra e il bacino spinge in avanti una botticelliana pancia, elevata alla sesta potenza. Benedetta figliola, non sa che tra l’anoressia e la bulimia ci sono chili di grasso e massa muscolare che se distribuiti in maniera equa e con parsimonia possono arrotondare gentilmente l’apparato scheletrico.
Al primo piano le finestre del dentista sono chiuse. Accanto c’è la parrucchiera che riceve le clienti in casa ma oggi che è domenica ha fatto il bucato e, bigodini variopinti in testa, stende decine di asciugamani.
Brava gente i miei dirimpettai del lato nord. Dal lato sud le finestre del palazzo di fronte hanno vetri schermati e tende spesse tirate. Un palazzo inanimato. Solo la sera con le luci accese ogni tanto balugina qualche ombra fantasma che levita dietro la tenda e poi svanisce lasciandomi un gelido brivido lungo la schiena. La cosmesi... in fondo in fondoLa notiziola che riporto di seguito sembra cadere a fagiolo per la nuova iniziativa lanciata da Mauro a tutti coloro che durante il mese d'agosto siamo rimasti, con indomito coraggio e sprezzo del pericolo, a presidiare i blog da eventuali attacchi alieni.
Mauro, detto anche Maumozio, ha lanciato la raccolta del pattume della blogsfera... (Non mi stupirei se inventasse un premio per coloro che posteranno la notizia più "pattumosa" dell'estate).
Ad ogni buon conto devo riconoscere che un napoletano doc come lui di pattume se ne intende.
E mo' udite udite, anzi leggete leggete, in che succosa notizia mi sono imbattuta :-))
Secondo Breitbar.com che ha ripreso una notizia diffusa dalla Australian Associated Press, i medici australiani sono preoccupati per l'attivita' di quelle cliniche che offrono operazioni chirurgiche per "cosmesi vaginale". Sembra infatti che la moda crescente di avere "designer vaginas" possa risultare molto pericolosa per un gran numero di donne.
Il Royal Australian and New Zealand College of Obstetricians and Gynaecologists sostiene che le procedure offerte sono "vaginal rejuvenation, revirgination, designer vaginoplasty and G-spot amplification". "In che cosa consistano queste procedure non e' chiaro considerato che non viene usata alcuna definizione clinica" si puo' leggere in una relazione che e' stata presentata questa settimana. Il Collegio degli Ostetrici e Ginecologi definisce questi interventi come pericolosi, costosi e senza alcuna garanzia, e afferma che fortemente sconsiglia di sottoporsi a queste pratiche che non siano supportate da serie giustificazioni mediche ed esami di laboratorio. Il rischio e' quello di infezioni permanenti, lacerazioni, perdita della sensibilita' sessuale e deve essere discusso con le pazienti prima di sottoporsi all'intervento. Il costo di queste operazioni e' di circa 10mila dollari. Il Collegio degli Ostetrici e Ginecologi sostiene poi nel suo rapporto che le donne dovrebbero comprendere che esiste un ampio numero di variazioni nell'aspetto dei normali genitali femminili. Considerato l'argomento non ho ritenuto corredare il post di foto esplicative.
I sogni muiono all'alba... ma anche al tramontoA me m'ha rovinato la religione. Da quando mia madre incinta di me sognò la madonna che le annunciava la nascita di una femmina, la sottoscritta. Magari se non me lo avesse raccontato sarei cresciuta come tutte le bambine che giocano con le bambole e invece io mi divertivo a stare in chiesa ad annusare il profumo dei fiori sull'altare e quello della cera delle candele.
A dieci anni decisi che da grande avrei fatto il prete. Perchè mi sembrava un mestiere importante. Intanto la domenica si vestita con quei mantelli di broccato e oro e poi comandava tutti, anche il sindaco del paese, e bastava che dicesse seduti e la gente si sedeva, in piedi e tutti si alzavano, in ginocchio e tutti giù per terra.
Ma il momento più bello era quando saliva sul balconcino dentro la chiesa e da lì ne diceva di cotte e di crude. Io non ci capivo niente ma da come la gente lo guardava e faceva di si con la testa capivo che aveva ragione a gridare e a gesticolare. Pentitevi, pentitevi finchè siete in tempo o le fiamme dell'inferno vi bruceranno per sempre. E qui era troppo forte perchè mica diceva pentitevi sennò vi ammazzo di botte, come diceva mia madre quando facevo le mie solite monellerie, no. Tirava fuori il fuoco dell'inferno e tutti si facevano la croce con la mano e poi se la baciavano. Certo la storia del fuoco non piaceva nemmeno a me, anzi se la devo dire proprio tutta, mi sentivo male al solo pensarci. Però se mi facevo prete non sarei mai bruciata.
Una cosa che mi faceva proprio impazzire era quella che il prete in gran segreto si faceva raccontare le porcherie che la gente combinava. Si infilava dentro una cabina con la persona e ciu ciu ciu quella gli raccontava tutto della sua vita. Tutto il paese si confidava con lui, anche il sindaco e il maresciallo dei carabinieri e pure l'onorevole che stava sempre a Roma, ma la domenica veniva e gli raccontava i c...i suoi. Mi ci vedevo proprio dentro la cabina a sentire cosa mi avrebbe raccontato quella smorfiosa di Laura che a scuola non mi voleva fare copiare il compito di matematica.
Poi mi dissero che non potevo fare il prete perchè ero femmina, al massimo mi sarei potuta fare suora. Ma anche per fare la suora dovevo avere la vocazione. La vocazione? E che è? E' la voce del signore che ti chiama, mi disse una volta la zia zitella che stava in casa con noi, e quando la sentirai per te esisterà solo lui. Così aspettavo e passavano i giorni ma non mi chiamava nessuno. Certe volte me ne stavo chiusa in silenzio nella mia stanza per cercare di sentirla e finiva che mi chiamava solo la mamma. Mi sa però che la zia non me l'aveva raccontata giusta e mi aveva detto una grossa balla. Per farla breve io questa vocazione non so cos'è.
Però ora ho cambiato idea e non voglio più fare il prete. Ormai sono grande e mi sono accorta che essere prete non è poi tutta 'sta gran cosa.
Ora voglio fare il papa... tanto di tempo ne ho prima di diventare vecchia.
FA-O NON FA?Finalmente si torna a parlare della fame nel mondo. Ok, ma quando si mangia? Dalla passerella della maison FAO hanno sfilato le grandi griffe mondiali. Il nostro amatissimo (?) papa, nella persona del cardinal Bertone, ha presentato la collezione Fate la Carità in ossequio a un vangelico principio per il quale bisogna dare da mangiare agli affamati. E contemporaneamente ha ottemperato al principio correlato secondo cui bisogna anche dare da bere agli assetati. Nel senso che ancora una volta c'hanno provato con le parole a darla da bere al mondo intero. La maison Italia, unica nazione a fare sfilare una modella al di sotto del metro e cinquanta, ha presentato la collezione Fatti e non Parole. Della serie Armiamoci e Partite perchè io non c'ho un euro bucato. La maison Iran, con il suo fascinoso Ahmadinejad, ha presentato una versione classica del burka Faidate che dovrebbe in pochissimo tempo fare chiudere definitivamente la maison Israele. Il fichissimo Ahmadinejad ha tenuto a precisare comunque di voler molto bene agli italiani... (meno male! n.d.r.) Al termine della proficua mattinata ai convenuti è stato offerto un pranzo spartano a base di aragoste, caviale, ostriche e champagne. La fame altrui può attendere Vita da bloggerNon scambiare il tuo blog per un album di figurine
A nessuno frega una mazza fionda se ne fai la raccolta: gli avatar non sono i calciatori.
Prova invece a scrivere un post ogni tanto,
a leggere i post degli altri,
a commentarli e relazionarti con le persone che desideri avere tra i tuoi amici.
E soprattutto
se sei un perfetto sconosciuto,
se non ti sei mai preso la briga di leggere un mio post,
se non l'hai mai commentato
NON INVITARMI COME AMICO PER ARRICCHIRE LA TUA COLLEZIONE DI FIGURINE
Magia di un TeatroIl fascino del teatro è l'irripetibilità: irripetibilità delle gestualità nello spazio scenico, delle intonazioni vocali, delle interpunzioni. Un dato che è insieme l'eccezionalità dell'evento teatrale e insieme, purtroppo, la caratteristica che fa del teatro un'esperienza più raccontata che vissuta.
Da quando invece l'uomo ha scoperto come fissare le immagini, con la nascita del cinema e con le applicazioni di quella rivoluzionaria invenzione, si è via via costituito un repertorio che è utilissimo, fondamentale e insostituibile archivio per raccontare la storia del teatro contemporaneo e la sua continua evoluzione.
Però il prodotto finito, la ripresa documentaristica di uno spettacolo ci consente di riviverne lo spirito, di poter ritrovare il lavoro del regista e degli interpreti, dello scenografo, di ammirare i costumi...ma ancora una volta la cristallizzazione è a favore di quella replica, di quella giornata nel corso della quale è stato filmato lo spettacolo che non sarà mai più identico a quel momento particolare. Insomma l'esperienza teatrale ha bisogno di dati che sommandosi in gran misura tendono a completarne il resoconto.
A Siracusa, da maggio a giugno, vengono allestite nell’antica cavea del Teatro Greco, le tragedie di Eschilo, Euripide e Sofocle. Quest’anno si recita la trilogia Orestea, di Eschilo costituita da Agamennone, Coefore, Eumenidi. Nel 1960 l’INDA, l’Istituto che gestisce le rappresentazioni classiche, ne commissionò, su richiesta di Vittorio Gassman che avrebbe interpretato Agamennone, la traduzione a Pier Polo Pasolini. La versione costituì una drastica rottura con i modelli di traduzione adottati nelle precendenti rappresentazioni siracusane.
“Mi sono gettato sul testo, a divorarmelo come una belva, in pace: un cane sull’osso, uno stupendo osso carico di carne magra, stretto tra le zampe, a proteggerlo contro un infimo campo visivo. Con la brutalità dell’istinto mi sono disposto intorno alla macchina da scrivere i tre testi…
Ho fatto quello che l’istinto mi diceva: sceglievo il testo e l’interpretazione che mi piaceva di più. Peggio di così non potevo comportarmi”. (P.P. Pasolini)
Il teatro greco è luogo di magia, affascina attori e spettatori, coinvolti nel viaggio della finzione scenica. Il racconto del mito rivive nei nuovi allestimenti, testimonianza ancora oggi di una storia che conserva intatta le sue suggestioni. Un appuntamento annuale che fin dal 1914 si ripropone puntualmente e che ha visto susseguirsi i migliori attori, registi, traduttori e scenografi che il Teatro italiano abbia prodotto. Anche quest’anno Siracusa ospiterà nel suo suggestivo teatro migliaia di spettatori ai quali propone, attraverso l’eterna vitalità e attualità del dramma greco, in un diretto, immediato corale dialogo, i temi più angosciosi che in ogni epoca hanno turbato lo spirito umano.
In forme e modi diversi, l'esperienza di trovare nei classici un insegnamento valido per il nostro tempo, è comune tanto allo specialista quanto al lettore comune. Come ricorda George Steiner, le parole e le immagini di Omero, Eschilo o Sofocle, non ci appaioni affatto inafferrabili o arcaiche, ma "ci colpiscono come sorprendentemente pertinenti, perchè adombrano, simboleggiano ed esprimono senza veli la nostra condizione presente... La sopravvivenza dell'Ellade è dovuta a questa esperienza sempre rinnovata di immediatezza, alla necessità, provata ripetutamente, di assimilare l'antico al moderno". Ecco perchè per Sartre, come per il Living Teathre, durante la guerra d'Algeria e quella del Vietnam, figure come quelle di Andromaca, di Ecuba o delle troiane, hanno fornito un codice di validità universale.
Anno dopo anno, nel fluire dei secoli, le rappresentazioni classiche di Siracusa presentano, oggi come ieri, le maschere dell'animo. I suoni, la luce, i simboli, raccontano la complessità degli uomini e degli dei, la nostra storia, la storia dell'umanità. Le forme della classicità si collocano dentro un orizzonte temporale e al tempo stesso rivelano in ogni epoca la dimensione di un paradigma ideale. Le espressioni del tragico, che il mondo greco ci ha tramandato, indicano nei limiti della natura umana, la cifra fondamentale della nostra esistenza.
Con la trilogia di Oreste si celebra il passaggio da un modello di società tribale, governato da rapporti di sangue, a quella della legalità dove la giustizia è stabilita dalle regole e dai cittadini. La rappresentazione dell’Orestiade, infatti, apre il dibattito su un tema attualissimo e particolarmente significativo in relazione alle battaglie intraprese per ristabilire con forza la legalità in questa travagliata terra. Il rapporto giustizia-vendetta trattato da Eschilo ci riporta alle cronache giudiziarie dei giorni nostri, ai problemi ancora non risolti come la Mafia e la sua “etica” , alla figura dell’uomo d’onore, determinato a vendicarsi con le regole tribali del sangue e non della giustizia.
Meme non MemeQuanti petali ha la margherita dei Meme?
Chi lo può dire.
Quando si pensa di averla sfogliata tutta ecco di colpo spuntare nuovi petali, e se non sono proprio nuovi è perchè ogni petalo ha la capacità di clonare se stesso all'infinito e in un infinito rimando.
La mia margherita, gentilmente offerta da Mauro, prevede che indichi le sei cose che mi piacciono di più.
Solo sei? Dovrò restringere il campo.
Su ciò che mi piace di più in assoluto glisso per decenza.
Sul resto provo un elenco in ordine sparso così come mi viene senza alcuna priorità.
1 - La Cioccolata fondente.
Con le mandorle, con le nocciole, all'arancia, al peperoncino, alla menta... ma sempre rigorosamente fondente. Consiglio ai cultori del genere di gustare la cioccolata di Modica, unica nel suo genere, che i maestri cioccolatai ancora preparano secondo un'antica ricetta dell'800.
2 - I libri.
Forse sono una delle poche persone che ha un aumento sensibile della salivazione quando entra in una libreria. E' normale che il fenomeno mi succeda dentro una pasticceria, ma in libreria credo sia davvero singolare.
Per questo mi reputo una divoratrice di libri.
3 - Il mare.
Chi mi conosce sa bene come da sempre reputo il mare il mio elemento naturale. Mi incanta in qualunque stagione dell'anno e credo che non potrei vivere in una città dove non c'è.
4 - La campagna toscana
L'ho scoperta tardi ma è stato subito amore.
5 - Mangiare i crostacei con le mani
Non spaventatevi, di solito faccio buon uso delle posate, ma nel caso dei crostacei se siente schizzinosi è meglio che non li mangiate in mia compagnia.
6 - I massaggi total body
Quelli che iniziano dall'alluce e finiscono alla punta dei capelli. Non c'è niente di meglio per riconciliarsi col mondo in una giornata in cui vorreste trasformarvi in un serial killer.
In MemoriamE' mai possibile che, dopo 63 anni, si discuta ancora se sia giusto o no ricordare il 25 aprile del 1945? E' mai possibile che persone come Gustavo Selva, notoriamente di destra, tentino ancora di dare una colorazione politica e quindi ristretta, a un avvenimento che ha riguardato tutti gli italiani e non solo una parte? E' come se gli americani mettessero in duscussione il 4 luglio o i francesi il 14 luglio. Bene ha fatto Veltroni a replicare che "il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani perchè è il giorno in cui è stata restituita a ciascuno la libertà di dire ciò che pensa". Libertà: è questa la parola da evocare. Perchè è un diritto che nessuno può e deve mai togliere all'uomo senza distinzione di razza e di cultura politica. Il resto, le lotte partigiane e i repubblichini, il buono e il cattivo, il bianco e il nero, la verità e la menzogna... consegniamolo alla Storia. Io da figlia del "dopoguerra", nata nella libertà di pensiero e di parola, rendo omaggio al 25 aprile e, fuori da ogni retorica, a chi ha dato la vita perchè questo fosse possibile non per sè e per i suoi compagni di lotta, ma per l'Italia tutta. Perchè il passato non abbia rigurgiti
La libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale (Benedetto Croce) C'era una volta... or non c'è piùA me m’hanno rovinato le fiabe Quelle che iniziano con c’era una volta e finiscono con e vissero felici e contenti. Me le raccontava la nonna a bassa voce e allungava tutte le vocali come se stesse cantando. C’eeera uuuna vooolta e già questa era una promessa di meraviglie, di mondi incantati, di magie incredibili a colpi di bacchetta, di animali parlanti… E la fantasia galoppava più in fretta delle parole. Peccato che il più delle volte ero costretta a farla tornare indietro quando quella deficiente di Cappuccetto Rosso scambiava il lupo cattivo per la sua nonnina che orecchie grandi che hai. Ma brutta scema, non lo vedi che sono appuntite e pelose, e non solo quelle. Pensi che tua nonna sia andata in pellegrinaggio da Cesare Ragazzi? E la bocca? Quando li ha avuti mai tutti questi denti la tua dolce nonnina. Ma lei rimane candida e sempre più deficiente fino alla fine quando si fa mangiare dal lupo. Tiè, ben ti sta. E’ da lì che ho cominciato a sviluppare intolleranza verso gli imbecilli. Ne sono piene le fiabe di personaggi così e ancora oggi non mi rendo conto quali valori ci volessero trasmettere, quale personaggio avessero la pretesa di elevare a modello. Come quell’oca giuliva di Cenerentola. Ma vi pare possibile che la matrigna e le sorellastre la trattano peggio di una schiava e lei zitta e mosca a spaccarsi la schiena in quattro per lavare, stirare, cucinare e ramazzare. E quando ha finito ha pure il fiato per cantare, beata lei. Io avrei fatto un quarantotto al suo posto, altro che serva ubbidiente. Qui il concetto di riscatto e di rivalsa è affidato alla fatina buona come a dire che se non avviene un miracolo non possiamo sperare di migliorare le nostre condizioni di vita. E la piccola fiammiferaia? Ne vogliamo parlare? Una che si lascia morire di freddo nel sottoscala di un palazzo senza neanche tentare di bussare da qualche parte, senza provare a telefonare a un’amica per farsi ospitare, una così, dicevo, che manca di spirito di iniziativa è una sfigata mentale, una sconfitta in partenza, una gatta morta. Siamo proprio alle radici del nichilismo. Ma la storia che in assoluto ha turbato la mia infanzia è quella di Pollicino. Mica per lui porello, ma per quei bastardi dei suoi genitori che lo abbandonano nel bosco per tre volte, e dico tre volte, senza alcun rimorso e che accettano di accoglierlo in casa solo dopo che lui torna con le tasche piene di soldi, per la serie pecunia omnia vincit. E come potevo io dormire i sonni beati del "fanciullino" con questo pensiero trafitto nel cuore (uhm...questa l'ho già sentita), col terrore di svegliarmi sola, derelitta e abbandonata in mezzo al bosco, in balia di qualche lupo affamato che non avrebbe avuto neppure la decenza di travestirsi da nonna per inghiottirmi in un sol boccone. Infatti fino a dieci anni ho sofferto di una tenace forma di insonnia che neppure i bibitoni di camomilla riuscivano a debellare. Poi mi innamorai di Dracula che dissanguò i personaggi delle fiabe con buona pace della mia fantasia. Oggi sono innamorata di Scamarcio che accende la fantasia con buona pace della mia intelligenza. Melodia. Se lo tenga!Miei cari amici vicini e lontani, oggi vi parlerò del melodramma che non è il dramma del melo bensì una roba totalmente diversa e per non creare equivoci riporto la definizione copiata pari pari da Wikipedia. Melodramma (dal greco μέλος = canto o musica + δράμα = azione scenica) è sinonimo di opera lirica. Capito? No? E che t'aggia fa' se non capisci l'idioma greco nè tampoco l'italiano Ordunque il melodramma è un'opera lirica dove si racconta in musica e canto una storia che il più delle volte finisce male e quando va di lusso muoiono solo i protagonisti. Queste opere andavano per la maggiore tra la fine del Settecento e i primi del Novecento e la gente accorreva numerosa a teatro per assistere a queste rappresentazioni così come adesso succede per i concerti delle pop star, uguale uguale. C'erano i fans di Verdi, di Mascagni, di Ponchielli, di Rossini, di Bellini, di Puccini (ma finivano tutti in ini?) e spesso litigavano su chi fra costoro fosse il migliore. La stessa cosa succede oggi al bar sport quando la discussione si accende sul migliore giocatore di tutti i tempi, ma siccome a me del calcio nun me ne po' frega' de meno, mi fermo qua con gli esempi tanto avete capito tutti. La prima opera di cui vi voglio parlare si intitola "Otello" musicata da Giuseppe Verdi su libretto di Arrigo Boito (il paroliere per intenderci) e tratta dall'omonima tragedia di Shakespeare. Otello è chiamato il moro di Venezia perchè ha la pelle nera come un negro ed è un generale al servizio della repubblica veneta che ha riportato una gloriosa vittoria contro mamma li turchi salvando così la città dal feroce saladino. Secondo me era un mercenario perchè non capisco che gliene fregava a lui di combattere e rischiare la vita per una città lontana mille miglia da casa sua. Ad ogni modo il generale aveva sposato Desdemona, donna molto bella e virtuosa che fu poi l'oggetto della vendetta perpetrata da Iago ai danni di Otello che gli aveva soffiato il posto di generale e al quale, in cuor suo, aveva giurato di fargliela pagare. Tutti i guai, difatti, hanno origine proprio dall'invidia di questo losco figuro che, da una parte, mette zizzania tra Otello e il suo miglior amico, il capitano Cassio, poi mette il dito tra moglie e marito facendo succedere un quarantotto. Iago con l'ignara complicità della moglie Emilia fa arrivare a Cassio il fazzoletto che Desdemona aveva ricevuto in dono dal marito che diventerà così una prova agli occhi di Otello del suo tradimento. Otello, che è geloso come un otello, allontana Cassio malgrado questi giuri e spergiuri sull'anima di chi gli è muort' di essere innocente. Cassio: Grazia... perdon... parlar non so (che cavolo di autodifesa è?) Otello: Che? La mia dolce Desdemona anch'essa per voi distolta dai suoi sogni? Cassio non sei più capitano... Oggi gli avrebbe detto: sei stato nominato, esci dalla casa. E uno pensa: ah però che aplomb questo Otello, e si aspetta che faccia altrettanto con la moglie. Invece contro di lei lascia esplodere tutto il suo furore. In camera da letto Otello l'accusa di averlo tradito con Cassio, poi le dice di recitare la preghierina della sera perchè la ucciderà, poi la chiama prostituta e poi la strangola. La povera Desdemona muore innocente, vittima e martire dell'ottusità del marito che se se ne stava al suo paese sua era meglio. A questo punto entra Emilia (poteva arrivare prima però eh) che inorridita da quello che ha fatto l'animale gli svela la verità accusando Iago di aver ordito siffatta congiura. Otello non resiste alla disperazione per quanto ha fatto e si pianta il pugnale nel cuore. Ma prima si rivolge alla moglie esanime: E tu... come sei pallida! e stanca, e muta, e bella, pia creatura nata sotto maligna stella (se se... la stella!) Fredda come la casta tua vita... e in cielo assorta. Desdemona! Desdemona! Ah... morta... morta... morta! ...Pria d'ucciderti... sposa... ti baciai. Or morendo... nell'ombra... in cui mi giacio... Un bacio... un bacio ancora... un altro bacio... E muore Ma anche Iago non ha sorte migliore. Scoperto il suo nefando disegno, viene torturato a morte mentre Cassio prende il posto di Otello. E vissero felici e contenti. |
Se non hai voglia di leggere e commentare i post, qui puoi sempre lasciare un saluto. Sappi che questo blog non supporta l'uso delle K e delle X, dei glitter, dei disegnini ascii e dei cuoricini a pioggia. Per il resto sei il bevenuto.
giusywrote:
mi sono imbattuta per caso, qui...mentre ero alla ricerca di immagini di rose, ma è stato talmente interessante ciò che vi ho trovato da aver letto l'intera pagina con molto gusto. Complimenti per la meravigliosa ironia con cui riesci a riprodurre ogni cosa. Giusy.
Mar. 13
Sonja A.wrote:
Un caro augurio oggi, che duri x i rimanenti 364 gg e da lì all'infinito.
Mar. 7
Sonja A.wrote:
Un forte abbraccio, tutto bene cara???
Feb. 15
marcowrote:
Tua figlia no ha un guestbook e così con la scusa visito è lascio un saluto anche a te
Ingredienti per una ricettina natalizia:
un po' di strette di mano - alcuni abbracci - molti baci - 1 bicchiere d'allegria - 3cucchiai di magia - 1 sacchetto d'amore - mezzo lt. di gioia.
Mescolare con abbondanza di sorrisi, legare il tutto con un filo di bontà e qualche goccia di stupore.
Cuocere col calore del cuore.
Servire a grandi porzioni con abbondante buonumore, spolverando con affetto.
Costo: 0. Calorie: 0. Tempo di preparazione: 0.
Controindicazioni: nessuna.
tanti tanti AUGURI!
da Marco
Dec. 23
Sonja A.wrote:
Ciao cara, come stai?
Tutto bene?
Mi son permessa di nominarti x un premio.
Un forte abbraccio da me e Bab!
Sò
Nov. 25
nothing yet
wrote:
hello and greetings from me
![]()
Nov. 24
michelangelo blancowrote:
Il testamentificio biologico per il trapiantificio D.O.C.
Che ne sappiamo noi poveri, ignari forumisti di quello che avviene alle nostre spalle, di quello che si decide per noi e come ci viene proposto dai “maghi” della T.V., degli esperti della penna e della parola. Questa è l’alta chirurgia indolore che giornalmente in massa subiamo per gli interessi economici di pochi. Diamogli ancora spazio e vedrete che per salvare l’umanità dalla fame, quanto prima verranno fuori dai nostri malfidati esecutori di testamenti biologici scatolette di prodotti alimentari persino al gusto di fragola. Tanto più, dico io,verrà messa in moto la macchina dell’eutanasia tanto più trapianti d’organi si potranno fare con il risultato a breve, di un indiscriminato sterminio, non solo dei diversamente abili, ma di tutti quei poveri disgraziati che andranno a finire ignari in qualunque struttura sanitaria.
*** In un mondo dove l’uomo si riconosce nemico dell’uomo, in lotta contro se stesso, che brandendo la spada di un falso libero arbitrio pone fine persino alla sua vita, e che, anzi, ne pretende il diritto, non c’è posto per chi si schiera e contro l’eutanasia ed il testamento biologico.
L’uomo del XXI secolo sarà, sarà colui che creerà le basi per il PROGETTO DI GLOBALIZZAZIONE TOTALE.
Sept. 27
Ròwrote:
¸.·´¯`·.¸><((((º>la Rò è passata da qui<º))))><.·´¯`·.
prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr:-)
Sept. 22
Gianpietrowrote:
lascio un saluto
Sept. 16
Tania Montesardowrote:
Ciao!!!Passavo da queste parti per invitarti a partecipare al contest che ho aperto nel mio spaces!!Un cotest nel quale sn importanti l'immaginazione e le tue sensazioni...!!Vieni a dare un'occhiata e,se ti piace,iscriviti!!!Afrettati...le iscrizioni si chiudono tra soli sieci giorni!!Ti aspetto da me!!!kiss
Aug. 18
Fiore SanRemowrote:
Ciao, Io non ho nulla contro di te, ma tutto contro di Loro, i maledetti cinesi e dopo aver letto 1 tuo ingenuo commento in proposito su Montablog, ho pensato bene di passare di quà x invitarti da me a dare 1 okkiata alla mia campagna anti-Cina "Maledetti cinesi" 1-2-3-4-5 e non finirà lì... così forse dopo non dirai + ke anke Loro hanno diritto di vivere ! In particolare, clikka sul link del filmato in "Maledetti cinesi" -4- e poi mi dirai ke ne pensi, o.k. ?! Paragonare i maledetti cinesi ai cani, è 1 grandissima offesa x i cani stessi e non è tollerabile... ma forse Tu 6 interessata molto di + a cose tipo maquillage ecc... vero ?! Se è così, scusa tanto e vivi pure spensierata e tranquilla ! Ciao Fiore
Aug. 9
licia buzzelliwrote:
Ho già lasciato un commento sul post vita da blogger...Aspetto notizie. ciao
July 26
lettrice accanitawrote:
Ciao Marilù! Passo per un saluto... sei tornata in Sicilia? Tutto bene? Un bacione. Simona
July 21
fiorenzawrote:
July 6
Giulia balenaazzurrawrote:
dopo quasi due mesi che non apro messenger, oggi mi è sembrato doveroso augurare una buona estate alle persone più care.
Buone vacanze, Marilù!!!!!
July 6
giovanni salernowrote:
e se l'inferno fosse quello vissuta sulla terra?
June 18
crystal balloonwrote:
ciao t ho trovata gironzolando su spaces.mi piacciono soprattutto le foto dei fiori e poi leggerti e' come fare un viaggio in Sicilia..spettacolare!!!se t va vieni a farmi una visitina ciao ely
June 16
Ròwrote:
biddazza a te pensavo mentre guardavo quelle foto,c'avevo pure la bavetta....ahahahah
senti ma assistema il messaggio di bevenuto del tuo guestbook ...prrrrrr
bacio
June 9
Un saluto ed un buon fine settimana
Vincè
May 24
Rocco A.wrote:
![]() Ciauuuu
May 16
Nicole Scarpelli Artewrote:
Cara Amica volevo complimentarti per il tuo blog,è molto lineare e pieno di contenuti belli.
mi farà molto piacere se farai parte dei miei amici.un saluto sincero Nicole
Apr. 30
Sonja A.wrote:
Buon giorno cara!
Ebbene sì, quel giorno shopping doveva essere e shopping é stato:
Bab si é trovata con un sailing jacket, la polo a righe navy, e pure il cappellino pendant.
Già la settimana prima le avevo preso lo smanicato e qualche paio di pantaloni.
Ormai vederla con una gonnellina é pura utopia...
Sorrido, xk anch'io ero come lei...pantaloni e basta!
Adesso rimane il "problema" scarpe.
A parte il fatto che ha una "fetta" ragguardevole (n°35), e quindi é difficile trovare una calzatura ancora "bambinesca", avendo il piede molto magro faccio fatica a trovare qualcosa che non le risulti largo di pianta.
Vabbé, dai...a "malincuore"...torno a cimentarmi nel mio "sport" preferito ;) : in giro x negozi!!!!
Un abbraccio variegato al gianduia!
Sò
Apr. 27
marilùwrote:
Mo sci, scicuro che lo voto!
Apr. 11
Rocco A.wrote:
Pubblicità ...regresso prima della chiusura della campagna elettorale Mi raccomando, non facciamo sbagli domenica. Ne va del tuo futuro e di quello degli italiani e quindi anche mio… Vota Antonio La Trippa! XD
Apr. 11
marilùwrote:
Soprattutto dei pesci...
Miii dai dentini questo qua sembrerebbe un pirana.
Sinceramente al pensiero di cosa si nutre mi fa nu poco schifo
Apr. 1
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|