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TUTTI AL MARE!Purtroppo o per fortuna le vacanze sono finite o quasi. Quelle intelligenti continuano a rimanere nelle rubriche dei settimanali più trend alla voce “Consigli Inutili”. Perché, diciamocelo una buona volta per tutte, come si fa ad andare in ferie a settembre quando c’è di mezzo la riapertura delle scuole e quella delle fabbriche? Come si fa a prenotare un posto al sole senza tenere conto dei capricci del tempo? Lasciamo quindi le suddette vacanze ai pochi eletti che possono permettersele ma smettiamola, per favore, di chiamarle intelligenti. Anche perché il ragioniere Mario Bianchi, impiegato da vent’anni alla Fiat e rientrato ieri dalle ferie, si potrebbe offendere. L’estate, comunque, è la stagione nella quale gli italiani mostriamo maggiormente il nostro livello di educazione e buone maniere. Quest’anno, per dovere di ospitalità, sono dovuta andare per qualche giorno in spiaggia anziché sugli amati scogli e confesso che sono stati un tormento. Sotto l’ombrellone, sdraiata sul lettino con l’intento di leggere, m’è toccato: - schivare a più riprese la pallina pelosa di due tizie che giocavano a tamburelli; - ascoltare a volume sostenuto l’opera omnia musicale di Gigi D’Alessio e a seguire quella di Laura Pausini; - ripulirmi in continuazione della sabbia sollevata da deliziosi bambini che giocavano a rimpiattino fra gli ombrelloni. Ma l’episodio più toccante è stato quando uno di questi bambini, ai rimproveri della madre, mortificata per la mia visibile insofferenza, ha risposto mostrando il dito medio e con una serie di vaffa qua e vaffa là, che cazzo vuoi… ecc ecc Sono per la non violenza, ma avrei voluto dare quattro sberle al pestifero mostriciattolo. Poi ho pensato che era solo un bambino, che crescerà e diventerà adulto, studierà e prenderà una laurea… E magari diventerà ministro e potrà fare i gestacci alla bandiera tra gli applausi dei suoi elettori. Potrà dire che gli impiegati italiani sono dei fannulloni e potrà abolire i permessi per malattia, potrà dire che le città sono piene di delinquenti e mandare i militari in ogni casa per vigilare sul comportamento di ognuno di loro. Perché è ora di finirla con tutto questo permissivismo, ci vuole rigore cribbio! La finestra sul cortile"Dovunque il guardo giro immenso Dio ti vedo"
Beato Metastasio che viveva in paradiso.
Io invece vivo in un condominio radical-chic che in questo caso non è la definizione di una tendenza politica sinistrorsa molto snob dei suoi inquilini, ma un’allocazione geografica vera e propria.
Di radicale, esso condominio, ha che chiude dalla facciata nord, prospiciente il cortile, un quartiere nazional-popolare, invece la facciata sud (lato chic) prospicia (?) su un’elegante strada piena di negozi griffati dove il traffico a go go e il conseguente scarico delle marmitte sono un’apoteosi di inquinamento acustico e atmosferico.
I piccioni sono stati i primi a individuare le due anime opposte del palazzo e per una sorta di ossequiosa reverenza si guardano bene dal “guanare” sulla mia veranda chic del lato chic. Ma i bisogni corporali, si sa, sono bisogni e in qualche modo devono essere soddisfatti. Così quello che viene stoicamente trattenuto a sud si libera senza ritegno a nord con risultati inimmaginabili.
Piccioni a parte, comunque, io preferisco il lato nord che mi offre una visione di hitchkochiana mermoria del palazzo di fronte.
Con l’arrivo della bella stagione i miei dirimpettai hanno aperto i vetri delle finestre e oggi gli odori dei pranzi domenicali l’hanno fatta da padrone. E dagli con il ragù, le melanzane alla parmigiana e le cotolette. Qualcuno ha pure messo in funzione il barbecue in balcone arrostendo peperoni e spiedini di carne.
E i gatti giù in cortile a miagolare l’elemosina di un eventuale avanzo.
Il ragazzo dell’ultimo piano a sinistra stava tutto rannicchiato sulla ringhiera a parlare fitto fitto al cellulare e quando è arrivata all’improvviso la sua compagna gli è cascato di sotto con un crack che mi ha fatto sobbalzare. Sono rientrati di corsa urlando e chiudendo di botto i vetri.
Al secondo piano c’è un’aspirante velina che sta le ore davanti allo specchio e si studia le pose. Ogni tanto accenna a qualche passo di macarena, mentre i senoni oscillano tra il cielo e la terra e il bacino spinge in avanti una botticelliana pancia, elevata alla sesta potenza. Benedetta figliola, non sa che tra l’anoressia e la bulimia ci sono chili di grasso e massa muscolare che se distribuiti in maniera equa e con parsimonia possono arrotondare gentilmente l’apparato scheletrico.
Al primo piano le finestre del dentista sono chiuse. Accanto c’è la parrucchiera che riceve le clienti in casa ma oggi che è domenica ha fatto il bucato e, bigodini variopinti in testa, stende decine di asciugamani.
Brava gente i miei dirimpettai del lato nord. Dal lato sud le finestre del palazzo di fronte hanno vetri schermati e tende spesse tirate. Un palazzo inanimato. Solo la sera con le luci accese ogni tanto balugina qualche ombra fantasma che levita dietro la tenda e poi svanisce lasciandomi un gelido brivido lungo la schiena. La cosmesi... in fondo in fondoLa notiziola che riporto di seguito sembra cadere a fagiolo per la nuova iniziativa lanciata da Mauro a tutti coloro che durante il mese d'agosto siamo rimasti, con indomito coraggio e sprezzo del pericolo, a presidiare i blog da eventuali attacchi alieni.
Mauro, detto anche Maumozio, ha lanciato la raccolta del pattume della blogsfera... (Non mi stupirei se inventasse un premio per coloro che posteranno la notizia più "pattumosa" dell'estate).
Ad ogni buon conto devo riconoscere che un napoletano doc come lui di pattume se ne intende.
E mo' udite udite, anzi leggete leggete, in che succosa notizia mi sono imbattuta :-))
Secondo Breitbar.com che ha ripreso una notizia diffusa dalla Australian Associated Press, i medici australiani sono preoccupati per l'attivita' di quelle cliniche che offrono operazioni chirurgiche per "cosmesi vaginale". Sembra infatti che la moda crescente di avere "designer vaginas" possa risultare molto pericolosa per un gran numero di donne.
Il Royal Australian and New Zealand College of Obstetricians and Gynaecologists sostiene che le procedure offerte sono "vaginal rejuvenation, revirgination, designer vaginoplasty and G-spot amplification". "In che cosa consistano queste procedure non e' chiaro considerato che non viene usata alcuna definizione clinica" si puo' leggere in una relazione che e' stata presentata questa settimana. Il Collegio degli Ostetrici e Ginecologi definisce questi interventi come pericolosi, costosi e senza alcuna garanzia, e afferma che fortemente sconsiglia di sottoporsi a queste pratiche che non siano supportate da serie giustificazioni mediche ed esami di laboratorio. Il rischio e' quello di infezioni permanenti, lacerazioni, perdita della sensibilita' sessuale e deve essere discusso con le pazienti prima di sottoporsi all'intervento. Il costo di queste operazioni e' di circa 10mila dollari. Il Collegio degli Ostetrici e Ginecologi sostiene poi nel suo rapporto che le donne dovrebbero comprendere che esiste un ampio numero di variazioni nell'aspetto dei normali genitali femminili. Considerato l'argomento non ho ritenuto corredare il post di foto esplicative.
I sogni muiono all'alba... ma anche al tramontoA me m'ha rovinato la religione. Da quando mia madre incinta di me sognò la madonna che le annunciava la nascita di una femmina, la sottoscritta. Magari se non me lo avesse raccontato sarei cresciuta come tutte le bambine che giocano con le bambole e invece io mi divertivo a stare in chiesa ad annusare il profumo dei fiori sull'altare e quello della cera delle candele.
A dieci anni decisi che da grande avrei fatto il prete. Perchè mi sembrava un mestiere importante. Intanto la domenica si vestita con quei mantelli di broccato e oro e poi comandava tutti, anche il sindaco del paese, e bastava che dicesse seduti e la gente si sedeva, in piedi e tutti si alzavano, in ginocchio e tutti giù per terra.
Ma il momento più bello era quando saliva sul balconcino dentro la chiesa e da lì ne diceva di cotte e di crude. Io non ci capivo niente ma da come la gente lo guardava e faceva di si con la testa capivo che aveva ragione a gridare e a gesticolare. Pentitevi, pentitevi finchè siete in tempo o le fiamme dell'inferno vi bruceranno per sempre. E qui era troppo forte perchè mica diceva pentitevi sennò vi ammazzo di botte, come diceva mia madre quando facevo le mie solite monellerie, no. Tirava fuori il fuoco dell'inferno e tutti si facevano la croce con la mano e poi se la baciavano. Certo la storia del fuoco non piaceva nemmeno a me, anzi se la devo dire proprio tutta, mi sentivo male al solo pensarci. Però se mi facevo prete non sarei mai bruciata.
Una cosa che mi faceva proprio impazzire era quella che il prete in gran segreto si faceva raccontare le porcherie che la gente combinava. Si infilava dentro una cabina con la persona e ciu ciu ciu quella gli raccontava tutto della sua vita. Tutto il paese si confidava con lui, anche il sindaco e il maresciallo dei carabinieri e pure l'onorevole che stava sempre a Roma, ma la domenica veniva e gli raccontava i c...i suoi. Mi ci vedevo proprio dentro la cabina a sentire cosa mi avrebbe raccontato quella smorfiosa di Laura che a scuola non mi voleva fare copiare il compito di matematica.
Poi mi dissero che non potevo fare il prete perchè ero femmina, al massimo mi sarei potuta fare suora. Ma anche per fare la suora dovevo avere la vocazione. La vocazione? E che è? E' la voce del signore che ti chiama, mi disse una volta la zia zitella che stava in casa con noi, e quando la sentirai per te esisterà solo lui. Così aspettavo e passavano i giorni ma non mi chiamava nessuno. Certe volte me ne stavo chiusa in silenzio nella mia stanza per cercare di sentirla e finiva che mi chiamava solo la mamma. Mi sa però che la zia non me l'aveva raccontata giusta e mi aveva detto una grossa balla. Per farla breve io questa vocazione non so cos'è.
Però ora ho cambiato idea e non voglio più fare il prete. Ormai sono grande e mi sono accorta che essere prete non è poi tutta 'sta gran cosa.
Ora voglio fare il papa... tanto di tempo ne ho prima di diventare vecchia.
FA-O NON FA?Finalmente si torna a parlare della fame nel mondo. Ok, ma quando si mangia? Dalla passerella della maison FAO hanno sfilato le grandi griffe mondiali. Il nostro amatissimo (?) papa, nella persona del cardinal Bertone, ha presentato la collezione Fate la Carità in ossequio a un vangelico principio per il quale bisogna dare da mangiare agli affamati. E contemporaneamente ha ottemperato al principio correlato secondo cui bisogna anche dare da bere agli assetati. Nel senso che ancora una volta c'hanno provato con le parole a darla da bere al mondo intero. La maison Italia, unica nazione a fare sfilare una modella al di sotto del metro e cinquanta, ha presentato la collezione Fatti e non Parole. Della serie Armiamoci e Partite perchè io non c'ho un euro bucato. La maison Iran, con il suo fascinoso Ahmadinejad, ha presentato una versione classica del burka Faidate che dovrebbe in pochissimo tempo fare chiudere definitivamente la maison Israele. Il fichissimo Ahmadinejad ha tenuto a precisare comunque di voler molto bene agli italiani... (meno male! n.d.r.) Al termine della proficua mattinata ai convenuti è stato offerto un pranzo spartano a base di aragoste, caviale, ostriche e champagne. La fame altrui può attendere Vita da bloggerNon scambiare il tuo blog per un album di figurine
A nessuno frega una mazza fionda se ne fai la raccolta: gli avatar non sono i calciatori.
Prova invece a scrivere un post ogni tanto,
a leggere i post degli altri,
a commentarli e relazionarti con le persone che desideri avere tra i tuoi amici.
E soprattutto
se sei un perfetto sconosciuto,
se non ti sei mai preso la briga di leggere un mio post,
se non l'hai mai commentato
NON INVITARMI COME AMICO PER ARRICCHIRE LA TUA COLLEZIONE DI FIGURINE
Magia di un TeatroIl fascino del teatro è l'irripetibilità: irripetibilità delle gestualità nello spazio scenico, delle intonazioni vocali, delle interpunzioni. Un dato che è insieme l'eccezionalità dell'evento teatrale e insieme, purtroppo, la caratteristica che fa del teatro un'esperienza più raccontata che vissuta.
Da quando invece l'uomo ha scoperto come fissare le immagini, con la nascita del cinema e con le applicazioni di quella rivoluzionaria invenzione, si è via via costituito un repertorio che è utilissimo, fondamentale e insostituibile archivio per raccontare la storia del teatro contemporaneo e la sua continua evoluzione.
Però il prodotto finito, la ripresa documentaristica di uno spettacolo ci consente di riviverne lo spirito, di poter ritrovare il lavoro del regista e degli interpreti, dello scenografo, di ammirare i costumi...ma ancora una volta la cristallizzazione è a favore di quella replica, di quella giornata nel corso della quale è stato filmato lo spettacolo che non sarà mai più identico a quel momento particolare. Insomma l'esperienza teatrale ha bisogno di dati che sommandosi in gran misura tendono a completarne il resoconto.
A Siracusa, da maggio a giugno, vengono allestite nell’antica cavea del Teatro Greco, le tragedie di Eschilo, Euripide e Sofocle. Quest’anno si recita la trilogia Orestea, di Eschilo costituita da Agamennone, Coefore, Eumenidi. Nel 1960 l’INDA, l’Istituto che gestisce le rappresentazioni classiche, ne commissionò, su richiesta di Vittorio Gassman che avrebbe interpretato Agamennone, la traduzione a Pier Polo Pasolini. La versione costituì una drastica rottura con i modelli di traduzione adottati nelle precendenti rappresentazioni siracusane.
“Mi sono gettato sul testo, a divorarmelo come una belva, in pace: un cane sull’osso, uno stupendo osso carico di carne magra, stretto tra le zampe, a proteggerlo contro un infimo campo visivo. Con la brutalità dell’istinto mi sono disposto intorno alla macchina da scrivere i tre testi…
Ho fatto quello che l’istinto mi diceva: sceglievo il testo e l’interpretazione che mi piaceva di più. Peggio di così non potevo comportarmi”. (P.P. Pasolini)
Il teatro greco è luogo di magia, affascina attori e spettatori, coinvolti nel viaggio della finzione scenica. Il racconto del mito rivive nei nuovi allestimenti, testimonianza ancora oggi di una storia che conserva intatta le sue suggestioni. Un appuntamento annuale che fin dal 1914 si ripropone puntualmente e che ha visto susseguirsi i migliori attori, registi, traduttori e scenografi che il Teatro italiano abbia prodotto. Anche quest’anno Siracusa ospiterà nel suo suggestivo teatro migliaia di spettatori ai quali propone, attraverso l’eterna vitalità e attualità del dramma greco, in un diretto, immediato corale dialogo, i temi più angosciosi che in ogni epoca hanno turbato lo spirito umano.
In forme e modi diversi, l'esperienza di trovare nei classici un insegnamento valido per il nostro tempo, è comune tanto allo specialista quanto al lettore comune. Come ricorda George Steiner, le parole e le immagini di Omero, Eschilo o Sofocle, non ci appaioni affatto inafferrabili o arcaiche, ma "ci colpiscono come sorprendentemente pertinenti, perchè adombrano, simboleggiano ed esprimono senza veli la nostra condizione presente... La sopravvivenza dell'Ellade è dovuta a questa esperienza sempre rinnovata di immediatezza, alla necessità, provata ripetutamente, di assimilare l'antico al moderno". Ecco perchè per Sartre, come per il Living Teathre, durante la guerra d'Algeria e quella del Vietnam, figure come quelle di Andromaca, di Ecuba o delle troiane, hanno fornito un codice di validità universale.
Anno dopo anno, nel fluire dei secoli, le rappresentazioni classiche di Siracusa presentano, oggi come ieri, le maschere dell'animo. I suoni, la luce, i simboli, raccontano la complessità degli uomini e degli dei, la nostra storia, la storia dell'umanità. Le forme della classicità si collocano dentro un orizzonte temporale e al tempo stesso rivelano in ogni epoca la dimensione di un paradigma ideale. Le espressioni del tragico, che il mondo greco ci ha tramandato, indicano nei limiti della natura umana, la cifra fondamentale della nostra esistenza.
Con la trilogia di Oreste si celebra il passaggio da un modello di società tribale, governato da rapporti di sangue, a quella della legalità dove la giustizia è stabilita dalle regole e dai cittadini. La rappresentazione dell’Orestiade, infatti, apre il dibattito su un tema attualissimo e particolarmente significativo in relazione alle battaglie intraprese per ristabilire con forza la legalità in questa travagliata terra. Il rapporto giustizia-vendetta trattato da Eschilo ci riporta alle cronache giudiziarie dei giorni nostri, ai problemi ancora non risolti come la Mafia e la sua “etica” , alla figura dell’uomo d’onore, determinato a vendicarsi con le regole tribali del sangue e non della giustizia.
Meme non MemeQuanti petali ha la margherita dei Meme?
Chi lo può dire.
Quando si pensa di averla sfogliata tutta ecco di colpo spuntare nuovi petali, e se non sono proprio nuovi è perchè ogni petalo ha la capacità di clonare se stesso all'infinito e in un infinito rimando.
La mia margherita, gentilmente offerta da Mauro, prevede che indichi le sei cose che mi piacciono di più.
Solo sei? Dovrò restringere il campo.
Su ciò che mi piace di più in assoluto glisso per decenza.
Sul resto provo un elenco in ordine sparso così come mi viene senza alcuna priorità.
1 - La Cioccolata fondente.
Con le mandorle, con le nocciole, all'arancia, al peperoncino, alla menta... ma sempre rigorosamente fondente. Consiglio ai cultori del genere di gustare la cioccolata di Modica, unica nel suo genere, che i maestri cioccolatai ancora preparano secondo un'antica ricetta dell'800.
2 - I libri.
Forse sono una delle poche persone che ha un aumento sensibile della salivazione quando entra in una libreria. E' normale che il fenomeno mi succeda dentro una pasticceria, ma in libreria credo sia davvero singolare.
Per questo mi reputo una divoratrice di libri.
3 - Il mare.
Chi mi conosce sa bene come da sempre reputo il mare il mio elemento naturale. Mi incanta in qualunque stagione dell'anno e credo che non potrei vivere in una città dove non c'è.
4 - La campagna toscana
L'ho scoperta tardi ma è stato subito amore.
5 - Mangiare i crostacei con le mani
Non spaventatevi, di solito faccio buon uso delle posate, ma nel caso dei crostacei se siente schizzinosi è meglio che non li mangiate in mia compagnia.
6 - I massaggi total body
Quelli che iniziano dall'alluce e finiscono alla punta dei capelli. Non c'è niente di meglio per riconciliarsi col mondo in una giornata in cui vorreste trasformarvi in un serial killer.
In MemoriamE' mai possibile che, dopo 63 anni, si discuta ancora se sia giusto o no ricordare il 25 aprile del 1945? E' mai possibile che persone come Gustavo Selva, notoriamente di destra, tentino ancora di dare una colorazione politica e quindi ristretta, a un avvenimento che ha riguardato tutti gli italiani e non solo una parte? E' come se gli americani mettessero in duscussione il 4 luglio o i francesi il 14 luglio. Bene ha fatto Veltroni a replicare che "il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani perchè è il giorno in cui è stata restituita a ciascuno la libertà di dire ciò che pensa". Libertà: è questa la parola da evocare. Perchè è un diritto che nessuno può e deve mai togliere all'uomo senza distinzione di razza e di cultura politica. Il resto, le lotte partigiane e i repubblichini, il buono e il cattivo, il bianco e il nero, la verità e la menzogna... consegniamolo alla Storia. Io da figlia del "dopoguerra", nata nella libertà di pensiero e di parola, rendo omaggio al 25 aprile e, fuori da ogni retorica, a chi ha dato la vita perchè questo fosse possibile non per sè e per i suoi compagni di lotta, ma per l'Italia tutta. Perchè il passato non abbia rigurgiti
La libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale (Benedetto Croce) C'era una volta... or non c'è piùA me m’hanno rovinato le fiabe Quelle che iniziano con c’era una volta e finiscono con e vissero felici e contenti. Me le raccontava la nonna a bassa voce e allungava tutte le vocali come se stesse cantando. C’eeera uuuna vooolta e già questa era una promessa di meraviglie, di mondi incantati, di magie incredibili a colpi di bacchetta, di animali parlanti… E la fantasia galoppava più in fretta delle parole. Peccato che il più delle volte ero costretta a farla tornare indietro quando quella deficiente di Cappuccetto Rosso scambiava il lupo cattivo per la sua nonnina che orecchie grandi che hai. Ma brutta scema, non lo vedi che sono appuntite e pelose, e non solo quelle. Pensi che tua nonna sia andata in pellegrinaggio da Cesare Ragazzi? E la bocca? Quando li ha avuti mai tutti questi denti la tua dolce nonnina. Ma lei rimane candida e sempre più deficiente fino alla fine quando si fa mangiare dal lupo. Tiè, ben ti sta. E’ da lì che ho cominciato a sviluppare intolleranza verso gli imbecilli. Ne sono piene le fiabe di personaggi così e ancora oggi non mi rendo conto quali valori ci volessero trasmettere, quale personaggio avessero la pretesa di elevare a modello. Come quell’oca giuliva di Cenerentola. Ma vi pare possibile che la matrigna e le sorellastre la trattano peggio di una schiava e lei zitta e mosca a spaccarsi la schiena in quattro per lavare, stirare, cucinare e ramazzare. E quando ha finito ha pure il fiato per cantare, beata lei. Io avrei fatto un quarantotto al suo posto, altro che serva ubbidiente. Qui il concetto di riscatto e di rivalsa è affidato alla fatina buona come a dire che se non avviene un miracolo non possiamo sperare di migliorare le nostre condizioni di vita. E la piccola fiammiferaia? Ne vogliamo parlare? Una che si lascia morire di freddo nel sottoscala di un palazzo senza neanche tentare di bussare da qualche parte, senza provare a telefonare a un’amica per farsi ospitare, una così, dicevo, che manca di spirito di iniziativa è una sfigata mentale, una sconfitta in partenza, una gatta morta. Siamo proprio alle radici del nichilismo. Ma la storia che in assoluto ha turbato la mia infanzia è quella di Pollicino. Mica per lui porello, ma per quei bastardi dei suoi genitori che lo abbandonano nel bosco per tre volte, e dico tre volte, senza alcun rimorso e che accettano di accoglierlo in casa solo dopo che lui torna con le tasche piene di soldi, per la serie pecunia omnia vincit. E come potevo io dormire i sonni beati del "fanciullino" con questo pensiero trafitto nel cuore (uhm...questa l'ho già sentita), col terrore di svegliarmi sola, derelitta e abbandonata in mezzo al bosco, in balia di qualche lupo affamato che non avrebbe avuto neppure la decenza di travestirsi da nonna per inghiottirmi in un sol boccone. Infatti fino a dieci anni ho sofferto di una tenace forma di insonnia che neppure i bibitoni di camomilla riuscivano a debellare. Poi mi innamorai di Dracula che dissanguò i personaggi delle fiabe con buona pace della mia fantasia. Oggi sono innamorata di Scamarcio che accende la fantasia con buona pace della mia intelligenza. Melodia. Se lo tenga!Miei cari amici vicini e lontani, oggi vi parlerò del melodramma che non è il dramma del melo bensì una roba totalmente diversa e per non creare equivoci riporto la definizione copiata pari pari da Wikipedia. Melodramma (dal greco μέλος = canto o musica + δράμα = azione scenica) è sinonimo di opera lirica. Capito? No? E che t'aggia fa' se non capisci l'idioma greco nè tampoco l'italiano Ordunque il melodramma è un'opera lirica dove si racconta in musica e canto una storia che il più delle volte finisce male e quando va di lusso muoiono solo i protagonisti. Queste opere andavano per la maggiore tra la fine del Settecento e i primi del Novecento e la gente accorreva numerosa a teatro per assistere a queste rappresentazioni così come adesso succede per i concerti delle pop star, uguale uguale. C'erano i fans di Verdi, di Mascagni, di Ponchielli, di Rossini, di Bellini, di Puccini (ma finivano tutti in ini?) e spesso litigavano su chi fra costoro fosse il migliore. La stessa cosa succede oggi al bar sport quando la discussione si accende sul migliore giocatore di tutti i tempi, ma siccome a me del calcio nun me ne po' frega' de meno, mi fermo qua con gli esempi tanto avete capito tutti. La prima opera di cui vi voglio parlare si intitola "Otello" musicata da Giuseppe Verdi su libretto di Arrigo Boito (il paroliere per intenderci) e tratta dall'omonima tragedia di Shakespeare. Otello è chiamato il moro di Venezia perchè ha la pelle nera come un negro ed è un generale al servizio della repubblica veneta che ha riportato una gloriosa vittoria contro mamma li turchi salvando così la città dal feroce saladino. Secondo me era un mercenario perchè non capisco che gliene fregava a lui di combattere e rischiare la vita per una città lontana mille miglia da casa sua. Ad ogni modo il generale aveva sposato Desdemona, donna molto bella e virtuosa che fu poi l'oggetto della vendetta perpetrata da Iago ai danni di Otello che gli aveva soffiato il posto di generale e al quale, in cuor suo, aveva giurato di fargliela pagare. Tutti i guai, difatti, hanno origine proprio dall'invidia di questo losco figuro che, da una parte, mette zizzania tra Otello e il suo miglior amico, il capitano Cassio, poi mette il dito tra moglie e marito facendo succedere un quarantotto. Iago con l'ignara complicità della moglie Emilia fa arrivare a Cassio il fazzoletto che Desdemona aveva ricevuto in dono dal marito che diventerà così una prova agli occhi di Otello del suo tradimento. Otello, che è geloso come un otello, allontana Cassio malgrado questi giuri e spergiuri sull'anima di chi gli è muort' di essere innocente. Cassio: Grazia... perdon... parlar non so (che cavolo di autodifesa è?) Otello: Che? La mia dolce Desdemona anch'essa per voi distolta dai suoi sogni? Cassio non sei più capitano... Oggi gli avrebbe detto: sei stato nominato, esci dalla casa. E uno pensa: ah però che aplomb questo Otello, e si aspetta che faccia altrettanto con la moglie. Invece contro di lei lascia esplodere tutto il suo furore. In camera da letto Otello l'accusa di averlo tradito con Cassio, poi le dice di recitare la preghierina della sera perchè la ucciderà, poi la chiama prostituta e poi la strangola. La povera Desdemona muore innocente, vittima e martire dell'ottusità del marito che se se ne stava al suo paese sua era meglio. A questo punto entra Emilia (poteva arrivare prima però eh) che inorridita da quello che ha fatto l'animale gli svela la verità accusando Iago di aver ordito siffatta congiura. Otello non resiste alla disperazione per quanto ha fatto e si pianta il pugnale nel cuore. Ma prima si rivolge alla moglie esanime: E tu... come sei pallida! e stanca, e muta, e bella, pia creatura nata sotto maligna stella (se se... la stella!) Fredda come la casta tua vita... e in cielo assorta. Desdemona! Desdemona! Ah... morta... morta... morta! ...Pria d'ucciderti... sposa... ti baciai. Or morendo... nell'ombra... in cui mi giacio... Un bacio... un bacio ancora... un altro bacio... E muore Ma anche Iago non ha sorte migliore. Scoperto il suo nefando disegno, viene torturato a morte mentre Cassio prende il posto di Otello. E vissero felici e contenti. FOCA PRIDE 2008Cari amici, con notevole ritardo ma arrivo.
Ormai sapete tutti cos'è la Foca Pride e pertanto sorvolo sull'origine di questa simpatica iniziativa promossa dagli instancabili Mauro, Michele e Nando i "MaMiNa" dei blog di Windows Spaces Live.
Mi punge vaghezza che per l'accorata pubblicizzazione di questa piattaforma il famigerato trio usufruisca di un trattamento speciale da parte del gestore. Ovviamente non ho prove a suffragio della mia "pungitudine" che difatto permane vaga.
Ringrazio commossa chi ha avuto il buon cuore di assegnarmi la foca in puro Silverplate 100x100 che è ovviamente solo una copia virtuale mentre l'originale reale viene, a mo' di reliquia, gelosamente custodita in soffitta dai coniugi Maumozi da Napoli dentro una scatola di puro cartone che un tempo contenne i sandali del capostipite della famiglia: Fra' Maumozio (vedi avatar di Mauro).
- Ringrazio Mauro che mi ha assegnato la FOCA SINE NOBILITATE per il miglior blog fustigatore dei costumi (da bagno quali bikini, monokini e tanga n.d.r.)
- Ringrazio Rossana che mi ha insignita del premio FOCA CAO&CANNELLA per l'amore che mi lega a filo doppio alla cioccolata e leccornie varie
- Ringrazio Donatella che mi ha assegnato il premio FOCAult per il mio pendolare su e giù tra Siracusa e Genova.
Altre segnalazioni e premi: non pervenuti.
Apprendo tardivamente di aver ricevuto da Maria il premio Scent of Foca per la classe indiscussa (il mio ego lievita come nu babà).
Ora però tocca a me assegnare l'ambita onoreficenza e segnalo pertanto:
Rossana: Premio af FOCAto al Nikita Long perchè, con aplomb tutto british, sta sempre a fa du palle alle sue compagne di merende se non glielo preparano come desidera.
Mauro: premio FO sCAtti perfetti per aver mostrato in centomila foto il lato B della sua faccia da tutte le angolazioni possibili
Nando: premio FO CAzzeggio per l'abilità a trattare temi socialfilopoliticulturalfisici con la profonda ironica sagace leggiadria che lo contraddistingue
Donatè: premio FO CAssatelle di Pasqua per le poliedriche capacità culinarie dimostrate dal teatro live della sua cucina alla sottoscritta durante il mio ultimo "pendolamento".
Seguiranno altri ricchi premi e cotillons per altri blog meritevoli ma adesso sono stanca e mi vado a cucca'
Il Paradiso può attendere... l'Inferno no
Quella che segue è la domanda effettivamente posta a un esame di chimica
all’università di Maynooth (Irlanda): la risposta di uno degli studenti è stata talmente convincente che il professore non ha potuto trattenersi dal presentarla ai propri colleghi e divulgarla in rete.
Domanda bonus:
“L’inferno è esotermico (assorbe calore) o endotermico (perde calore)?”
La maggior parte degli studenti ha risposto, rifacendosi alla legge di Boyle, che il gas in espansione si raffredda e la temperatura sale con l’aumentare della pressione, o cose del genere.
Uno studente ha invece svolto la seguente tesi:
“Innanzitutto dobbiamo scoprire come si modifica la massa dell’inferno nel tempo. Per fare ciò abbiamo bisogno di conoscere il numero di anime che vagano nell’inferno e il numero di quelle che invece lo lasciano. Io sono dell’opinione che si possa stabilire con un certo grado di certezza che le anime che finiscono all’inferno non lo lasciano più. Di conseguenza nessuna anima lascia l’inferno.
In riferimento alla questione di quante anime abitino l’inferno, possono venirci in aiuto le visioni delle molte religioni esistenti. Second |